Yemen: Houthi liberano 350 prigionieri

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 14:50 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno annunciato il rilascio incondizionato di 350 prigionieri, inclusi 3 cittadini sauditi.

Tale decisione, secondo quanto rivelato, lunedì 30 settembre, dalla Commissione nazionale degli Houthi con delega agli Affari dei Detenuti, in inglese Houthi National Committee for Prisoners’ Affairs (NCPA), deriva dal fatto che tali individui facciano parte della lista di persone per cui, con l’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018, era stato accordato lo scambio di prigionieri tra le parti coinvolte nel conflitto.

A tale riguardo, il responsabile del NCPA, Abdul Qader al-Murtada, ha dichiarato che la decisione degli Houthi “è una dimostrazione della convinzione di dover implementare l’accordo di Stoccolma”, ma, ha sottolineato al-Murtada, spetta ora alla controparte “adottare una decisione simile”.

La mossa dei ribelli sciiti dello Yemen, secondo quanto commentato dal responsabile della delegazione yemenita della Croce Rossa, Franz Rauchenstein, “apre le porte affinchè avvengano ulteriori rilasci in grado di portare conforto alle famiglie che attendono di essere riunificate con i propri cari”.

In maniera simile, anche l’Inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha accolto positivamente la decisione degli Houthi di rilasciare unilateralmente parte dei detenuti, aggiungendo altresì di sperare che ciò possa incentivare ulteriori progressi nell’accordo di scambio dei prigionieri siglato tra le due parti.

La decisione degli Houthi giunge a seguito di quanto rivelato il giorno precedente in merito all’offensiva portata avanti dai ribelli sciiti dello Yemen nella regione saudita meridionale di Najran, la quale aveva portato alla morte di circa 200 combattenti filogovernativi e alla cattura di altri 2000 prigionieri. I ribelli Houthi avevano inizialmente affermato la presenza, tra i prigionieri, di alcuni ufficiali dell’Arabia Saudita, che guida una coalizione militare contro di loro. Tuttavia, tali affermazioni non erano state confermate durante la conferenza stampa televisiva di domenica 29 settembre.

Da parte sua, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha ancora fornito risposta alla dichiarazione degli Houthi.

La liberazione dei prigionieri da parte degli Houthi non è il primo segnale di apertura che i ribelli sciiti rivolgono alla controparte saudita. Al contrario, nel tentativo di porre fine alla lunga guerra che sta sconvolgendo la regione e il mondo, gli Houthi avevano già offerto a Riad l’interruzione degli attacchi realizzati con i droni contro l’Arabia Saudita. Un simile attacco, rivendicato dagli Houthi, si era verificato il 14 settembre contro le installazioni petrolifere saudite dell’Aramco. L’attacco del 14 settembre aveva dimezzato la capacità produttiva dell’OPEC e causato turbolenze sui mercati mondiali dell’energia.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali del Paese meridionale della penisola arabica. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Sebbene il supporto sia documentato, Teheran ha sempre negato di armare i ribelli dello Yemen. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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