Yemen: 200 combattenti filo-governativi uccisi dagli Houthi

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 10:04 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli Houthi dello Yemen hanno annunciato, domenica 29 settembre, di aver ucciso circa 200 combattenti filo-governativi e di aver catturato altri 2000 prigionieri in un’offensiva nella regione saudita meridionale di Najran.

I ribelli Houthi avevano inizialmente affermato che tra i prigionieri ci sono alcuni ufficiali dell’Arabia Saudita, che guida una coalizione militare contro di loro. Tuttavia, tali affermazioni non sono state ripetute durante la conferenza stampa televisiva di domenica 29 settembre, in cui l’assalto, avvenuto ad agosto, è stato confermato. “Più di 200 sono stati uccisi da dozzine di missili e droni mentre tentavano di fuggire o arrendersi”, ha dichiarato il portavoce Houthi, Yahya Saree. “Oltre 2.000 combattenti sono stati fatti prigionieri”, ha aggiunto, sottolineando che la maggior parte di questi erano yemeniti. Saree ha poi riferito che l’operazione fa parte di un piano “su larga scala” di 3 giorni, che è stato lanciato il 25 agosto. Il portavoce ha poi mostrato alcuni filmati che mostrano presumibilmente tale offensiva. Tuttavia, non è chiaro perchè l’annuncio sia arrivato con tale ritardo. 

La coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha risposto alla dichiarazione degli Houthi. Tuttavia, una fonte del governo yemenita ha confermato che circa 200 soldati sono stati uccisi in un attacco avvenuto alla fine di agosto. A seguito dell’assalto, risultano ancora detenuti circa 1.300 combattenti, inclusi 280 feriti. La fonte ha aggiunto che le truppe governative sono state circondate per 4 giorni dagli Houthi nella roccaforte nordica dei ribelli della provincia di Saada. I “soldati nemici” sono stati catturati nell’attacco, che è stato supportato da un drone per la ricezione del movimento, missili e unità di difesa aerea, secondo una dichiarazione dei ribelli. Almeno 3 “brigate militari nemiche sono cadute” nell’offensiva, secondo quanto riferito dagli Houthi. L’annuncio arriva in un momento in cui i ribelli dello Yemen hanno fatto una serie di importanti annunci, tra cui un’offerta per fermare gli attacchi con droni contro l’Arabia Saudita, come parte degli sforzi per porre fine alla lunga guerra che sta sconvolgendo la regione e il mondo. Nello specifico, si fa riferimento al fatto che i ribelli hanno rivendicato la responsabilità degli attentati del 14 settembre contro le installazioni petrolifere saudite dell’Aramco, che hanno dimezzato la capacità produttiva dell’OPEC e causato turbolenze sui mercati mondiali dell’energia. 

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali del Paese meridionale della penisola arabica. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Sebbene il supporto sia documentato, Teheran ha sempre negato di armare i ribelli dello Yemen. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 In tale quadro, il 24 settembre, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha rinnovato l’impegno dell’Onu a lavorare con le parti coinvolte nel conflitto yemenita per attuare pienamente l’accordo di Stoccolma, con l’obiettivo di raggiungere l’unità, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dello Yemen. Tali parole sono state rivolte al ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, durante un incontro tenutosi a margine della 74esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui sono state prese in esame le prospettive di una soluzione politica al conflitto nello Yemen. Dal canto suo, al-Hadrami ha sottolineato la necessità di compiere progressi concreti circa l’accordo del Porto di Hodeidah, in particolare per quanto riguarda le autorità locali, sia di sicurezza sia amministrative. Per il ministro, l’attuazione dell’accordo rappresenta la chiave per intraprendere eventuali consultazioni di pace. Non da ultimo, è stata evidenziata la necessità di far fronte al progetto espansionista iraniano nel Paese, rappresentato dal supporto ai ribelli Houthi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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