Ucraina: telefonata con Trump, Zelenskij nella bufera

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 8:11 in USA e Canada Ucraina

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La conversazione telefonica in cui Donald Trump chiede al presidente ucraino Zelenskij come “favore” di indagare sul suo principale rivale politico, Joe Biden, e sul figlio, con interessi a Kiev, può avere un costo per il leader ucraino. La trascrizione della chiamata, in cui Zelenskij si dice riconoscente e si mostra compiacente con Trump, ha irritato le diplomazie europee, dato che il presidente ucraino ha detto di condividere le critiche di Trump alla Germania e alla Francia per non aver fatto abbastanza per risolvere la crisi ucraina.

Zelenskij si trova ora in una situazione assai scomoda. L’Ucraina, paese di grande importanza geostrategica per l’Occidente, ha avuto una guerra aperta per cinque anni con gruppi separatisti sostenuti dal Cremlino in cui 13000 persone sono morte, secondo le Nazioni Unite. Il paese, con 44,8 milioni di abitanti è uno dei più poveri in Europa e dipende dal sostegno finanziario dell’UE e degli Stati Uniti.

Washington aiuta Kiev dal crollo dell’URSS, ma i suoi contributi – soprattutto prestiti – sono aumentati nel 2014, dopo che la Russia ha annesso la Crimea, scatenando un’ondata di sanzioni occidentali contro Mosca. Tra il 2016 e il 2017, gli Stati Uniti hanno contribuito con circa 400 milioni di dollari, che l’Ucraina ha assegnato a programmi di intelligence, sicurezza informatica, attrezzature e addestramento dell’esercito; ma anche a progetti anticorruzione per risollevare l’economia del paese. Trump ha riconosciuto di aver bloccato parte dei fondi del 2019, per circa 228 milioni di euro assegnati in conto assistenza militare.

Quindi quella dipendenza, avverte Alena Getmančuk, direttrice del think tank New Europe Centre di Kiev, mette il leader ucraino in una delicata situazione con gli Stati Uniti, dove ha anche bisogno del sostegno dei democratici, che potrebbero sentirsi irritati dal suo comportamento. Mercoledì scorso, in una strana apparizione con il presidente degli Stati Uniti ai margini dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Zelenskij ha dichiarato che “nessuno” gli aveva fatto pressione. “In altre parole, non c’era pressione” – ha detto Trump, interrompendolo.

Zelenskij e il suo gabinetto hanno cercato di essere discreti su ciò che è già noto come il “complotto ucraino”. “Non voglio essere coinvolto nelle primarie democratiche in corso negli Stati Uniti” – ha detto il capo dello stato ucraino, ma con il terremoto politico in pieno svolgimento, il presidente ucraino in seguito ha dichiarato in una conferenza con i giornalisti che i colloqui tra due leader non dovrebbero essere pubblicati per ragioni geostrategiche. Ha anche riconosciuto che pensava che solo la parte di Trump sarebbe stata resa nota. La conferenza stampa ha causato un grave danno di immagine per Zelenskij, che, cercando di non passare per succube di Trump, ha dato un’immagine di approssimazione e impreparazione.

Per un uomo che ha vinto le elezioni di aprile con percentuali record (72%) grazie a un discorso contro l’establishment e contro la corruzione, il commento nella telefonata con Trump in cui afferma che il prossimo procuratore generale dell’Ucraina sarà una persona “al 100% dalla mia parte” è un serio danno d’immagine anche in politica interna, dando adito alle accuse dell’opposizione.

Solidarietà europea, il partito dell’ex presidente Petro Poroshenko, sconfitto lo scorso aprile, ha criticato Zelenskij per aver “messo a rischio l’immagine internazionale dell’Ucraina” e ha accusato il presidente di non avere un livello di preparazione sufficiente per affrontare i complessi problemi geopolitici in cui è coinvolta Kiev. “La diplomazia e le relazioni internazionali non perdonano il dilettantismo, hanno bisogno di un atteggiamento riflessivo e di un approccio professionale” – si legge in una nota.

Tuttavia, “ciò non influirà sulla sua popolarità, la maggior parte degli ucraini ritiene che Zelenskij e il paese siano stati trascinati in un conflitto interno americano” – afferma l’analista Vladimir Fesenko, del gruppo Penta, con sede a Kiev. Inoltre, molti cittadini condividono la loro visione secondo cui la Francia e, soprattutto, la Germania, molto criticata per i suoi accordi sul gas con Mosca, non hanno fatto abbastanza per aiutare a risolvere la crisi nel Donbass.

“Le relazioni con i leader europei, in particolare con Angela Merkel, possono presentare alcune complicazioni, ma nulla di grave” – prevede Fesenko.

Parigi e Berlino, che giocano un ruolo chiave nei negoziati di Minsk per la pace in Ucraina orientale, hanno evitato di commentare le allusioni di Zelenskij. Tuttavia, il ministero degli Esteri tedesco ha reso note cifre che contraddicono lo “scarso sostegno” di cui parlava il presidente ucraino: circa 1,2 miliardi di aiuti diretti dal 2014. Inoltre, rende noto la diplomazia di Berlino, la UE ha versato circa 15 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni all’Ucraina in cinque anni.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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