Spagna: il presidente catalano Torra coinvolto nell’inchiesta sugli indipendentisti radicali

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 14:51 in Europa Spagna

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I sette indipendentisti radicali accusati di terrorismo e arrestati lo scorso 23 settembre hanno contavano sull’aiuto del Presidente della Generalitat, Quim Torra, per portare a termine una delle loro azioni: l’occupazione del Parlamento di Barcellona. Lo ha detto nella sua dichiarazione davanti al giudice giovedì scorso uno dei detenuti, come riferito da fonti degli inquirenti al quotidiano ABC.

Uno dei due imputati che hanno ammesso parte dei presunti atti – l’acquisto di materiale esplosivo e la realizzazione di attacchi simulati – ha spiegato che dall’interno del Parlamento avrebbero facilitato il loro ingresso nell’emiciclo e ha coinvolto Torra, l’attuale Presidente della Generalitat. Secondo la sua dichiarazione, non lo sapeva in prima persona, ma glielo avevano detto.

In più occasioni il leader catalano ha chiesto la liberazione immediata dei detenuti ed ha scritto una durissima lettera al premier spagnolo Pedro Sánchez accusando lo stato di minare la convivenza civile in Catalogna. La temperatura politica aumenta mentre si avvicina la data della sentenza del processo ai dodici leader del piano secessionista illegale, accusati dei reati di ribellione, sedizione e appropriazione indebita.

Il presunto assalto al Parlamento sarebbe una delle azioni pianificate dai sette indipendentisti radicali arrestati lo scorso lunedì, a cui il giudice Manuel García-Castellón imputa reati di appartenenza a un’organizzazione o a un gruppo terroristico, possesso di esplosivi e cospirazione ai fini di creare il caos. È la prima volta dal tempo di Terra Lliure, organizzazione terrorista operativa tra il 1978 e il 1991, che la giustizia  spagnola qualifica come terrorista un gruppo dell’ala più radicale del secessionismo catalano.

Sulla base delle prove accumulate, il giudice ritiene che i detenuti faranno parte delle ERT, i gruppi di risposta tattica dei Comitati di Difesa della Repubblica, che intendono stabilire la Repubblica catalana con qualsiasi mezzo, compresi quelli violenti, secondo gli inquirenti.

García-Castellón ha stabilito giovedì scorso, 26 settembre, di inviare i sette in prigione senza cauzione, su richiesta del procuratore, per evitare che i loro piani si materializzassero. Gli investigatori, che ora devono analizzare tutto il materiale sequestrato nelle perquisizioni del 23 e del 24 settembre, hanno trovato mappe della posizione di diverse caserme della Guardia Civil in Catalogna e fotografie delle stazioni di polizia dei Mossos d’Esquadra nei dispositivi elettronici degli arrestati.

Secondo alcune fonti, il 15 settembre dello scorso anno, la sorella dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont avrebbe fatto da collegamento tra il leader, attualmente in Belgio per evitare il processo, il presidente Torra e i sette radicali arrestati la scorsa settimana. Un’accusa negata dalla donna che la ha definita “fantasiosa e materialmente impossibile”. La stessa Anna Puigdemont ha rilasciato una dichiarazione lunedì 30 settembre negando di aver incontrato i membri dei CDR inquisiti o di aver servito come collegamento tra Torra e suo fratello. “È materialmente impossibile che abbia partecipato a quell’incontro per motivi familiari perfettamente accreditati e documentati”, afferma. Il network catalano elnacional.cat ha contattato “fonti della cerchia ” di Carles Puigdemont che hanno assicurato che quel giorno, il 15 settembre 2018, sua sorella era in ospedale per assistere il padre, che era stato operato il giorno prima.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e catalano

di Redazione

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