Repubblica Centrafricana: missione ONU inizia operazione contro gruppo ribelle

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 16:24 in Africa Repubblica Centrafricana

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La missione delle Nazione Unite nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA) ha iniziato un’operazione militare contro il gruppo armato 3R che aveva firmato un accordo di pace con il governo di Bangui ma che “continua a svolgere attività illegali”. Secondo quanto si legge nella dichiarazione dell’ONU, l’operazione mira a spingere il gruppo 3R nelle aree di dispiegamento previste dall’accordo siglato a febbraio.

Il gruppo ha dichiarato di essere già stato bombardato la scorsa settimana dalle forze delle Nazioni Unite a Koui, nel Nord-Ovest del Paese. Venerdì 27 settembre, 3 peacekeeper senegalesi erano rimastati uccisi a Bouar, sempre nella parte occidentale della Repubblica Centrafricana, a causa del crollo del loro elicottero. Lo staff della MINUSCA ha successivamente riferito che il velivolo era coinvolto nell’operazione contro il gruppo 3R.

Firmato a febbraio tra il governo di Bangui e 14 gruppi armati, l’accordo di pace mirava a porre fine ai conflitti nel Paese e a riportare la stabilità dopo circa 6 anni. Tuttavia, già a maggio, i militanti di 3R avevano ripreso le loro offensive e, in un attacco contro civili, avevano provocato la morte di 46 persone nella regione settentrionale di Poua. Al momento, dei vari combattenti coinvolti solo 3 sono stati ritenuti responsabili e portati davanti alle autorità. Il 23 agosto, il rappresentante delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana, Mankeur Ndiaye, aveva denunciato la violazione dell’accordo di pace e aveva ammonito che ci sarebbero state punizioni severe. Il 14 settembre, 2 gruppi armati facenti parte del trattato si sono scontrati a Birao, nel Nord-Est del Paese. Almeno 23 persone sono morte in seguito ai violenti combattimenti.

Il Gruppo 3R (Return, Reclamation, Rehabilitation) è stato formato nel tardo 2015 e ha provocato lo sfollamento di almeno 30.000 persone nella regione di Ouham Pende. Nel dicembre 2016, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva accusato il gruppo dell’uccisione di circa 50 persone in una serie di attacchi lanciati a fine novembre. Due mesi prima, i ribelli avevano raso al suolo la città di De Gaulle, ucciso 17 persone e violentato 43 donne e ragazze. Il gruppo 3R è stato formato inizialmente per proteggere la minoranza Puehl dagli attacchi dei militanti cristiani anti-Balaka ed è formato principalmente da allevatori musulmani. Al momento, centinaia di uomini armati delle 3R controllano il territorio vicino al confine con il Camerun.

Le tensioni nel Paese sono iniziate nel 2013, a seguito di un colpo di Stato delle milizie musulmane Seleka. Questi ultimi hanno deposto il presidente François Bozize, che era salito al potere a sua volta con un colpo di Stato, nel 2003. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. A seguito delle elezioni del 2016, Faustin-Archange Touadéra è diventato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non avrebbe più recuperato il controllo di alcuni territori, che rimangono in mano alle milizie armate.

A seguito dell’indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto lunghi anni di instabilità. Nonostante il Paese sia ricco di diamanti, oro e petrolio, rimane uno dei più poveri del globo, con il 4° PIL pro capite più basso al mondo. La sua economia ha subito una grave crisi nel 2012, durante il quale la crescita è stata pari al -36%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Global Terrorism Index Report del 2018, la Repubblica Centrafricana è il 7° Paese che ha subito maggiormente l’impatto del terrorismo in Africa e il 15° al mondo, con un indice pari a 6,71 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.5 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, conta circa 12.000 unità e fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

Dal 2013, l’ONU impone un embargo sulle armi e vieta la vendita o il trasferimento di materiale bellico nella Repubblica Centrafricana. Il provvedimento è stato rinnovato, il 31 gennaio 2018, per un altro anno. Tuttavia, a inizio 2018, un carico di armi leggere, destinato a equipaggiare le forze armate della Repubblica centrafricana, è arrivato a Bangui. A inviare gli armamenti è stata la Russia con l’autorizzazione speciale dell’Onu. Sempre grazie all’avallo delle Nazioni Unite e in deroga all’embargo, anche i 175 istruttori russi sopra menzionati sono arrivati nello Stato africano nel gennaio 2018 per lavorare in un campo militare nel sud-ovest del Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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