L’Arabia Saudita teme le conseguenze della tensione con l’Iran

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 17:07 in Arabia Saudita Iran

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Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ha avvertito la comunità internazionale che una guerra con l’Iran rischia di far collassare l’economia globale. Poche ore dopo, Riad subisce il declassamento da parte dell’agenzia di rating Fitch, da A+ a A. 

Il principe ereditario ha rilasciato un’intervista, andata in onda il 29 settembre, durante il programma statunitense “60 minuti”. Durante il colloquio, Mohammed Bin Salman ha dichiarato che i prezzi del greggio potrebbero salire a “cifre inimmaginabilmente alte” in caso di conflitto armato con l’Iran. “La regione presenta circa il 30% delle forniture energetiche mondiali, circa il 20% dei passaggi commerciali globali, circa il 4% del PIL mondiale”, ha affermato il principe saudita. “Immaginate che tutte e 3 queste cose non siano più disponibili. Ciò significa un collasso totale dell’economia globale, e non solo dell’Arabia Saudita o dei Paesi del Medio Oriente”, ha sottolineato. 

Tali dichiarazioni sono andate in onda poche ore prima che l’agenzia di rating Fitch prendesse la decisione di declassare la stabilità finanziaria dell’Arabia Saudita da A+ ad A +, lunedì 30 settembre, citando proprio le crescenti tensioni geopolitiche e militari nel Golfo a seguito dell’attacco alle strutture petrolifere di Aramco, effettuato il 14 settembre. Il Ministero delle Finanze saudita ha dichiarato di essere rimasto deluso da una così “rapida” decisione e ha invitato Fitch a riconsiderare il declassamento, sostenendo che tale mossa non riflette la pronta risposta del Regno alla situazione attuale. La decisione di Fitch rappresenta un duro colpo per la più grande economia araba, che è interessata a mantenere una buona posizione nel raking delle agenzie di rating per attirare nuovi investimenti, necessari a diversificare la produzione, attualmente concentrata sul settore petrolifero.

Di conseguenza, il principe ereditario ha esortato il mondo a prendere “azioni forti e ferme per dissuadere l’Iran” e per impedire che la situazione peggiori ulteriormente. Nell’intervista, Mohammed Bin Salman, ha particolarmente insistito sulla necessità di una soluzione pacifica all’attuale tensione, perché “è molto meglio di quella militare”. Secondo il principe saudita, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dovrebbe incontrarsi con il presidente iraniano, Hassan Rouhani, per elaborare un nuovo accordo sul nucleare di Teheran, in cui si ridiscuta il tema dell’influenza iraniana in tutto il Medio Oriente.

Le relazioni tra Washington e Teheran, tuttavia, sono estremamente tese. Il rapporto bilaterale ha subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando il presidente Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo il presidente USA, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi. Non da ultimo, nel discorso tenuto di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 24 settembre, Trump ha invitato le nazioni di tutto il mondo a supportare le sanzioni contro l’Iran e a opporsi alla sua “bramosia di sangue”.

La “questione iraniana” è sicuramente stato un argomento centrale dell’ultima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nella sera del 23 settembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, a margine della prima riunione dell’Assemblea Generale, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si affermava che l’Iran è responsabile dell’attacco contro la produzione petrolifera di Aramco, in Arabia Saudita, del 14 settembre. La motivazione fa riferimento al fatto che “non vi è altra spiegazione” a tale assalto. “È giunto il momento per l’Iran di accettare un quadro di negoziati a lungo termine riguardanti il proprio programma nucleare e le questioni di sicurezza regionale, compresi i suoi programmi missilistici” è stato affermato dalle parti europee, le quali hanno altresì evidenziato la necessità, per l’Iran, di astenersi da un’ulteriore escalation e di impegnarsi a profondere sforzi diplomatici.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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