Libia: Haftar bombarda Sirte, Stati Uniti uccidono 17 sospetti terroristi dell’ISIS

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 14:10 in Libia USA e Canada

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, hanno bombardato, per 2 giorni consecutivi, la città di Sirte, nel Nord della Libia. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno ucciso 17 sospetti militanti dell’ISIS.

Secondo quanto reso noto dalla Sirte Protection Force (SPF), fedele al governo di Tripoli, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu, Sirte è stata teatro, venerdì 27 e sabato 28 settembre, di molteplici raid aerei contro obiettivi sia civili, sia militari.

Nello specifico, la SPF ha dichiarato, sabato 28 settembre, che circa 13 missili “hanno colpito un edificio nei pressi del Grande fiume artificiale, una via nei pressi di Zaafran, nella porzione occidentale di Sirte, dove si trova una prigione, il posto di controllo di Abu Zahiyah, la base delle milizie di Al-Bunyan Al-Marsous situata a Wadi Jaref, uno stabilimento produttore di foraggio nella città di Sirte e il villaggio di Abu Hadi”, a circa 20km a Sud di Sirte. Tali raid aerei, ha rivelato la SPF, “hanno causato perdite umane e materiali” e, secondo le stime, almeno 2 membri delle milizie di Sirte hanno perso la vita, mentre numerosi sono stati i feriti.

Il giorno precedente, invece, il Time aveva reso noto che 17 sospetti terroristi dell’ISIS erano morti a causa di un raid aereo degli Stati Uniti nell’area sudoccidentale della Libia.

L’attacco era stato condotto giovedì 26 settembre dal Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM) in collaborazione con il governo di Tripoli. Secondo quanto riportato, nessun civile aveva subito danni a causa del raid aereo.

Secondo quanto dichiarato dal direttore delle operazioni di intelligence di AFRICOM, l’ammiraglio Heidi Berg, “la continua campagna di contrasto all’ISIS in Libia dimostra che il Comando africano degli Stati Uniti mira in maniera persistente a colpire le organizzazioni terroristiche che cercano di attaccare gli innocenti cittadini della Libia”. In tale contesto, aveva reso noto Berg, gli Stati Uniti “continueranno a ricercare i terroristi dell’ISIS, e di altre organizzazioni, presenti in Libia e nella regione, al fine di impedirgli di trovare rifugio per coordinare e pianificare attentati in Libia”.

Un portavoce del comando degli Stati Uniti aveva altresì dichiarato di non poter rilevare i dettagli in merito al lavoro svolto dai servizi di intelligence americani e libici per “motivi di sicurezza operativa”, dal momento che “è importante sia preservare il vantaggio operativo, sia non segnalare ai terroristi quando, dove e in che modo è possibile distruggerli”.

L’ultimo attacco delle forze statunitensi contro i terroristi dello Stato islamico in Libia era avvenuto martedì 24 settembre, quando 11 presunti terroristi erano morti nella città di Murzuq, situata nel Sud della Libia. Tale raid era stato il secondo in meno di una settimana, dopo che il 19 settembre, le forze americane avevano annunciato l’uccisione di altri 8 militanti dell’ISIS nella medesima città libica.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

L’ultima ondata di violenti combattimenti tra le due fazioni, che ha avuto inizio il 4 aprile, ha causato la morte di 1093 persone, tra cui anche civili, ed il ferimento di altri 5762. Stando alle cifre Onu, sono, invece 120.000 gli sfollati causati dal conflitto.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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