Libano: manifestazioni popolari contro il governo

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 14:43 in Libano Medio Oriente

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Nuove proteste popolari hanno bloccato la capitale del Libano, Beirut, domenica 29 settembre. Le piazze chiedono un intervento forte per migliorare le condizioni economiche e sociali del Paese, in un momento di particolare crisi finanziaria che sta alimentando i timori di un’ulteriore svalutazione della moneta locale.

I manifestanti si sono riuniti poco prima di mezzogiorno nella Piazza dei Martiri di Beirut. Diverse centinaia di questi, hanno poi marciato lungo una strada principale che dalla piazza porta al quartier generale del governo, dove erano state schierate le forze di polizia in tenuta antisommossa. Molti aventolavano la bandiera nazionale, cantando “abbasso il capitalismo” e “andarsene!”. Altri hanno intonato una canzone popolare nella regione, durante le proteste della primavera araba del 2011: “Il popolo vuole la caduta del regime”. Nel pomeriggio, alcuni manifestanti hanno dato fuoco a pneumatici di macchine su diverse strade principali, paralizzando la città.

“Siamo scesi in piazza per chiedere di vivere con dignità. Vogliamo dire ai parlamentari, ai ministri e a tutta la classe dirigente che se non vogliono restituire ciò che hanno rubato, dovrebbero almeno smettere di rubare così la gente potrà vivere “, ha dichiarato un manifestante a Beirut. “Lavoriamo giorno e notte solo per poter sopravvivere”, ha aggiunto una donna libanese di 52 anni. “Ci hanno fatto morire di fame. Basta ne abbiamo abbastanza”, ha continuato. A Tripoli, la seconda città del Libano, i manifestanti hanno dato fuoco a una foto del primo ministro libanese, Saad Hariri, come mostrato da un filmato trasmesso dalla stazione televisiva locale Al Jadeed. Le proteste si sono, inoltre, spinte vicino alla casa di Najib Mikati, ex primo ministro. 

Le proteste sono una risposta a un crescente divario tra l’élite politica e la loro base, ha affermato Maha Yahya, direttrice del Carnegie Middle East Center di Beirut. “È un riflesso di molta ansia repressa”, ha aggiunto. La ragione alla bese dei disordini è l’economia in difficoltà del Libano, che si è indebolita a causa di un enorme debito e di una crisi finanziaria che deriva da un rallentamento dell’afflusso di capitale. Il Libano attualmente ha uno dei rapporti di debito più alti al mondo, con 86 miliardi di dollari, ovvero oltre il 150% del prodotto interno lordo del Paese.

La situazione ha spinto il parlamento ad approvare un bilancio di austerità, a giugno di quest’anno, volto a salvare l’economia e sbloccare gli aiuti internazionali. La comunità internazionale ha infatti promesso 11 miliardi di dollari al Libano, per finanziare un importante programma di investimenti per rilanciare l’economia del Paese. Tuttavia, i donatori internazionali vogliono prima assicurarsi che lo Stato sia in grado di implementare le riforme necessarie ad uno sviluppo fiorente del Paese. Tuttavia, nelle ultime settimane, i timori di una carenza di dollari statunitensi ha suscitato ansia per una possibile svalutazione della sterlina libanese e un relativo aumento generale dei prezzi.

Il nuovo governo libanese ha concordato riforme economiche, sulla linea dei consigli dati dai donatori internazionali, 1° febbraio, a seguito di 9 mesi di stallo politico. Il Paese è rimasto a lungo inattivo a causa delle difficoltà di formare un nuovo governo dopo le elezioni del 6 maggio 2018. La notizia delle nuove riforme è stata annunciata all’inizio di febbraio 2019 dal premier Saad Hariri, il quale ha spiegato che sono state necessarie “mosse audaci” per superare i problemi che stava affrontando la nazione. Hariri ha altresì rilasciato un comunicato in cui si è scusato con i cittadini per l’attesa e per le difficoltà economiche che sono derivate dalla situazione di stallo. Mesi dopo, la situazione appare ancora critica, con lenti progressi e un diffuso malcontento nella popolazione, che è tornata in piazza per manifestare contro un’élite politica che appare distante e inconcludente. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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