Egitto: uccisi 15 jihadisti nel Sinai del Nord

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 14:36 in Africa Egitto

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Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 15 combattenti jihadisti in una sparatoria nel Sinai del Nord. Il gruppo armato, secondo quanto reso noto da una dichiarazione del Ministero dell’Interno, “stava pianificando atti ostili contro forze militari e di polizia volti a destabilizzare la sicurezza nazionale”. La nota ministeriale non ha nominato un’organizzazione specifica ma ha asserito che “elementi terroristici si sono nascosti nella località di El-Arish”, capitale della provincia del Sinai del Nord. Quando le forze di sicurezza si sono avvicinate al luogo dove il gruppo era rifugiato, “i militanti hanno iniziato a sparare costringendo gli agenti ad affrontarli e causando 15 morti”. Tra la polizia egiziana, non è stata registrata alcuna vittima. Le autorità hanno riferito di aver trovato anche un piccolo arsenale di armi inutilizzate sul luogo dell’incidente, tra cui un ordigno esplosivo, una cintura per compiere attentati suicidi e diversi fucili.

La dichiarazione delle autorità arriva 3 giorni dopo l’attacco dello Stato Islamico nella città di Bir el-Abd, sempre nel Sinai del Nord, venerdì 27 settembre. In quell’occasione, alcuni uomini armati a bordo di un’auto hanno preso d’assalto un posto di blocco militare uccidendo 8 soldati e 2 civili. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha reso omaggio al personale rimasto ucciso nell’attacco con una serie di tweet, in cui ha definito il terrorismo “un cancro che continua a far soffrire la nazione”.

Le insurrezioni nella regione si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

Il Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. Da allora, circa 665 combattenti e almeno 60 soldati sono rimasti uccisi negli scontri.

Tra luglio 2013 e luglio 2018, l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani ha documentato la morte di 4.010 civili nel Sinai, tra cui 3.709 persone che, a detta dell’esercito, sono decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Per la restante parte, si è trattato di attacchi indiscriminati, su cui non è stata aperta alcuna indagine. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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