Arabia Saudita: muore una guardia del corpo del re Salman

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 9:08 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Una guardia del corpo del re saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud, è stata uccisa in una disputa personale, secondo quanto riferiscono i media del Regno.

Il maggiore generale, Abdulaziz al-Fagham, è morto nella città portuale di Jeddah, sul Mar Rosso, dove il governo ha trascorso i mesi estivi. La notizia è stata annunciata dall’emittente saudita, al-Ekhbariya, domenica 29 settembre. L’agenzia di stampa statale (ZPS) ha comunicato che al-Fagham è stato ucciso, mentre visitava la casa di un amico. Citando una dichiarazione della polizia, la SPA ha aggiunto che una conversazione tra al-Fagham e Mamdouh bin Meshaal Al Ali, un terzo uomo presente, descritto come un amico, si è riscaldata e Al Ali ha recuperato un’arma e ha aperto il fuoco. L’uomo in questione si è rifiutato di arrendersi alla polizia, che aveva circondato il luogo dell’accaduto.

Successivamente le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco e gli hanno sparato. Un altro saudita, un filippino e 5 membri delle forze di sicurezza sono stati a loro volta feriti dagli spari, ha aggiunto l’agenzia stampa. Al-Fagham è stato trasferito in ospedale, ma è morto a causa delle ferite. La morte della guardia del corpo del re saudita ha creato una forte reazione sui social media, con molti post che lo ritraggono come guardia del corpo al lavoro. “Che tu possa riposare in pace, eroe…” ha scritto su Twitter l’anziano consigliere della Corte Reale, Turki al-Sheikh. Il quotidiano Okaz, senza fornire dettagli sulla sparatoria, ha descritto al-Fagham come: “Il custode dei re”. Gli omicidi da arma da fuoco sono rari in Arabia Saudita. Nel 2017, ci sono stati 419 omicidi segnalati, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite, su una popolazione di oltre 30 milioni di persone. 

Intanto, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha negato, in un’intervista trasmessa domenica 29 settembre, di aver ordinato l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ma ha dichiarato che alla fine si assume la “piena responsabilità” per l’accaduto perché è lui il leader del Paese. Parlando alla rete statunitense CBS il principe ha affermato: “Assolutamente no”, quando gli è stato chiesto se avesse ordinato l’omicidio. Ma ha aggiunto di essersi assunto la piena responsabilità “poiché è stato commesso da persone che lavorano per il governo saudita”. “Questo è stato un errore. E devo prendere tutte le misure per evitare una cosa del genere in futuro”, ha dichiarato dell’omicidio, che ha definito “atroce”. Khashoggi, editorialista del Washington Post, è stato visto per l’ultima volta al consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre dell’anno scorso, dove stava ritirando alcuni documenti prima del suo matrimonio. Il suo corpo è stato smembrato e rimosso dall’edificio, secondo i rapporti, e i suoi resti non sono stati trovati.

A novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi, avvenuta nel consolato saudita in Turchia, il 2 ottobre. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro nel regime del principe ereditario Mohammed bin Salman, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di 15 persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte. L’Arabia Saudita ha affermato che l’omicidio è stato portato a termine da una squadra di quindici agenti sauditi, ma sostiene che si sia trattato di un’operazione “canaglia” e che la leadership del Regno, in realtà, non fosse stata messa al corrente di tale iniziativa. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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