Albania: i Paesi Bassi e il veto all’ingresso in UE

Pubblicato il 30 settembre 2019 alle 17:19 in Albania Europa Paesi Bassi

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Il ministro agli Affari Esteri dei Paesi Bassi, Stef Blok, ha rivelato che Amsterdam non è favorevole all’avvio dei negoziati per l’ingresso in Unione Europea dell’Albania.

Nello specifico, Blok ha rivelato che la posizione del suo Paese in merito all’ingresso di Tirana non è variata rispetto allo scorso anno, quando i Paesi Bassi avevano già bloccato l’ingresso del Paese balcanico nel blocco comunitario.

L’opinione contraria del governo di Amsterdam deriva dal mancato raggiungimento da parte di Tirana delle condizioni necessarie al suo ingresso nell’Unione Europea, motivo per cui i Paesi Bassi hanno annunciato che “qualsiasi sarà la decisione del parlamento tedesco, Amsterdam porrà il veto sull’ingresso dell’Albania”.

Diversamente dall’Albania, però, Blok ha annunciato che il proprio Paese sostiene con forza l’ingresso della Macedonia del Nord, la quale “ha registrato un progresso maggiore rispetto all’Albania”. Da ciò, la proposta del ministro olandese di “valutare disgiuntamente i due Paesi, perché sono Stati diversi, con problemi diversi e con un livello di progresso diverso”. Così facendo, ha dichiarato Blok, l’Albania potrà avere “l’opportunità di avviare i negoziati di adesione una volta raggiunti i requisiti, ma ancora non è il momento adatto”.

Lo scorso 25 settembre, il governo tedesco aveva proposto al Parlamento, che ancora deve esprimersi, l’autorizzazione per la Macedonia del Nord e l’Albania ad avviare i negoziati per l’ingresso nell’UE.

A differenza della Macedonia del Nord, però, l’Albania era stata oggetto di autorizzazione vincolata, dal momento che a detta di Berlino, Tirana dovrà raggiungere diversi obiettivi prima di poter procedere con i negoziati.

Il primo vincolo posto dal governo tedesco riguarda l’istituzione della Corte Suprema e della Corte costituzionale. In secondo luogo, l’Albania dovrà approvare la riforma elettorale. La terza condizione fa invece riferimento al parere da parte della Corte costituzionale in merito alla legittimità delle elezioni del 30 giugno. L’Albania dovrà altresì indagare sui casi di voti di scambio e sui giudici e magistrati che non sono risultati positivi ai controlli. A Tirana spetterà inoltre il compito di istituire un Ufficio speciale per le indagini anticorruzione e di condannare gli ufficiali e i politici colpevoli di corruzione. Infine, l’Albania dovrà presentare risultati concreti in merito sia alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione, sia alle riforme in materia di pubblica amministrazione.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri macedone, Nikola Dimitrov, ha dichiarato di ritenere che il proprio Paese riceverà il sostegno della Francia per quel che concerne l’avvio dei negoziati per l’ingresso nell’UE di Skopje.

In passato, Parigi si è sempre mostrata restia all’ingresso della macedonia del Nord nel blocco comunitario. Tale posizione derivava dal fatto che le riforme adottate da Skopje non erano ritenute sufficienti.

Ad oggi, però, il ministro macedone ha dichiarato di essere stato “incoraggiato” dopo che aveva incontrato i vertici francesi lo scorso mese e soprattutto perchè, secondo quanto rivelato dallo stesso Dimitrov, “è poco credibile che uno dei più grandi leader europei possa fare un errore strategico così grande”.

L’ultima decisione in merito all’integrazione di Macedonia del Nord e Albania spetterà ai vertici dell’Unione, i quali si riuniranno tra il 17 e il 18 ottobre. Secondo quanto reso noto, i vertici di Bulgaria, Grecia, Romania e Croazia si sono già espressi a favore dell’avvio dei negoziati per i due Paesi balcanici nel corso del vertice tenuto in occasione della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

L’ingresso dell’Albania e della Macedonia del Nord nell’Unione europea è, secondo quanto dichiarato lo scorso 243 settembre dall’Alto rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, “cruciale non solo per entrambi i Paesi, ma per l’intera regione e per l’UE stessa”, dato che rappresenta la “riunificazione del continente europeo”.  Come Mogherini, anche Serba, Bosnia e Kosovo concordano sull’importanza dell’ingresso nell’UE dei due Paesi balcanici.

Anche la neoeletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva dichiarato, in occasione della presentazione della sua squadra, il 10 settembre, che una delle priorità della sua agenda sarà proprio l’avvio di buone relazioni e forti collaborazioni con i Paesi della regione balcanica. Al fine di raggiungere tale obiettivo, von der Leyen ha già nominato un nuovo Commissario per l’allargamento dell’Unione, László Trócsányi, già ministro della Giustizia del governo ungherese di Orban. Il ruolo di Trócsányi, secondo quanto dichiarato da Von der Leyen, sarà mirato a “mantenere una prospettiva credibile per i Paesi dei Balcani occidentali, che includa la velocizzazione delle riforme strutturali e istituzionali, con un forte accento sui principi dello stato di diritto, dello sviluppo economico e delle riforme della pubblica amministrazione”. Al centro delle attività di Trócsányi, vi sarà anche “il sostegno a ogni azione in materia di contrasto alla corruzione, allo sviluppo di buone relazioni tra Paesi vicini e soprattutto alla risoluzione delle dispute bilaterali”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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