Yemen: ribelli Houthi attaccano al confine saudita

Pubblicato il 29 settembre 2019 alle 6:00 in Arabia Saudita Yemen

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Il gruppo ribelle yemenita Houthi, sabato 28 settembre, ha annunciato di aver condotto un massiccio attacco al confine con Najran, regione meridionale dell’Arabia Saudita, e di aver sequestrato unità e veicoli nell’offensiva.

Il portavoce militare dei ribelli, Mohammed Abdul-Salam, ha reso noto che tre “brigate militari nemiche sono cadute” nell’attacco, il quale sarebbe stato avviato 72 ore prima dell’annuncio, e avrebbe dispiegato anche l’ausilio di droni, missili e unità di difesa aerea. Secondo il portavoce, le cui parole sono state divulgate dall’emittente gestita dagli Houthi, al-Masira TV, il movimento ribelle allineato con Teheran ha sequestrato “migliaia” di unità delle truppe “nemiche”, tra cui numerosi soldati e ufficiali dell’esercito saudita, impossessandosi anche di veicoli corazzati.

Le autorità saudite, da parte loro, non hanno ancora né confermato né smentito l’accaduto. In un tweet successivo, Abdul-Salam ha scritto: “L’Operazione ‘Vittoria da Dio’ è la più grande campagna militare da quando è iniziata l’aggressione brutale. Il nemico ha sofferto gravi perdite… e ampie porzioni di terreni sono state sgomberate in soli pochi giorni”.

Le recenti violenze rischiano di vanificare gli sforzi delle Nazioni Unite, le quali avevano mediato gli incontri di pace svedesi con cui si era giunti, il 13 dicembre 2018, a un accordo di cessate-il-fuoco in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi dai 3 porti principali del Paese, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata. Inoltre, il patto prevedeva anche uno scambio di prigionieri tra i ribelli e le forze governative, tuttavia, le circa 7.000 unità in questione, da ambo le parti, non hanno ancora fatto ritorno alle rispettive fazioni.

Gli Houthi hanno recentemente intensificato i loro attacchi ai danni di città e infrastrutture saudite. In tale contesto, il 14 settembre scorso, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita sono stati colpiti da raid aerei, e anch’essi sono stati rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti. Riad ha però incolpato della vicenda Teheran, sostenendo che gli attacchi non provenissero dallo Yemen. L’Iran, da parte sua, respinge le accuse.

Il conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015 e tuttora in corso, è ampiamente considerato una guerra per procura (in inglese, proxy war) disputata tra Riad e Teheran. Gli Houthi, che controllano la capitale, Sanaa, e la maggior parte dei centri urbani principali, negano di essere guidati dall’Iran, e sostengono di combattere contro il sistema corrotto del Paese.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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