USA accusano Assad: armi chimiche nell’attacco del 19 maggio

Pubblicato il 28 settembre 2019 alle 6:58 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno accusato il regime siriano di aver usato armi chimiche durante l’attacco del 19 maggio scorso contro i ribelli della provincia di Idlib. L’utilizzo del cloro da parte del governo del presidente Bashar al-Assad è stato condannato dal Segretario di Stato Mike Pompeo, il quale ha affermato che “il suo Paese farà tutto ciò che può ragionevolmente fare per evitare che questo tipo di episodi accadano di nuovo”.

Non è la prima volta che il regime siriano viene accusato di utilizzare armi chimiche nelle sue offensive militari. Tuttavia, secondo le parole di Pompeo, gli attacchi al cloro rappresentano “una situazione diversa” rispetto a quelli condotti con l’uso di sarin, un gas nervino che ha ucciso circa 80 persone nell’aprile 2017 e provocato l’immediata reazione dell’amministrazione Trump. Quest’ultimo ha bombardato due volte la Siria in seguito al sospetto utilizzo di armi chimiche. La prima è stata quella del 2017, la seconda è avvenuta nell’aprile 2018. In particolare, in questa seconda occasione, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia avevano lanciato attacchi aerei contro 3 depositi di armi chimiche in Siria come risposta a un bombardamento, compiuto con cloro o sarin, che aveva ucciso circa 80 persone.

L’attacco del 19 maggio era stato effettuato dal regime siriano nei pressi della provincia di Latakia, nel Nord-Ovest della Siria. “È stato l’ultimo esempio di una lunga serie di attacchi con armi chimiche compiuti da Assad che hanno ucciso o ferito migliaia di siriani”, ha dichiarato Pompeo durante una conferenza stampa a New York. “Gli Stati Uniti non consentiranno a questi attacchi di rimanere incontrastati, né tollereremo coloro che scelgono di nascondere queste atrocità”, ha detto il Segretario di Stato. Interrogato su come avrebbero risposto gli Stati Uniti, Pompeo ha mantenuto un tono misurato. Ha osservato che i funzionari dell’intelligence hanno impiegato 4 mesi per concludere con sicurezza che l’attacco era stato compiuto con il cloro e ha specificato: “In questo caso è una situazione diversa”. La produzione e il possesso di cloro non sono vietati dall’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche. Tuttavia, diventano illegali quando il cloro viene utilizzato come arma di guerra.

Nel 2013 la Siria ha firmato un trattato internazionale che vieta l’uso e la produzione di armi chimiche e ha deciso di eliminare le sue scorte. Ma Pompeo ha riferito che il governo di Damasco continua a violare tale trattato ogni anno e ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno all’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche ulteriori 4,5 milioni di dollari per proseguire le sue indagini in Siria.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno accusato la coalizione internazionale a guida statunitense, la Russia, il regime siriano e le milizie curde di aver commesso abusi che potrebbero essere considerati crimini di guerra. Tali accuse sono state rivolte dopo l’avvio dei nuovi attacchi ed operazioni nell’area rurale di Idlib. Il rapporto ha affermato che il conflitto in Siria, oramai al suo non anno, è caratterizzato da un grado di violenza sempre più crescente, a danno soprattutto dei civili. Le aree che continuano ad assistere ad una drammatica escalation sono soprattutto Idlib, Hama, Latakia e l’Ovest di Aleppo, dove sono state altresì distrutte le infrastrutture necessarie alla sopravvivenza della popolazione civile.

Secondo dati pubblicati dall’organizzazione per il Coordinamento della risposta umanitaria, sono 1.371 i civili morti a causa dei diversi attacchi, tra cui 371 bambini, a cui si aggiunge la distruzione di infrastrutture e quartieri residenziali. Si stima che le perdite subite siano pari a 3.2 miliardi di dollari, nel periodo che va dal 2 febbraio alla fine di agosto 2019. Inoltre, nello stesso periodo, più di 966.140 civili sono stati sfollati. Tra questi, 13.671 civili sono tornati in alcuni villaggi e città nelle campagne di Idlib, approfittando dei brevi periodi di relativa calma.

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Chiara Gentili

di Redazione

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