Migranti: aumentano i morti in mare, intanto Erdogan incontra Mitsotakis

Pubblicato il 28 settembre 2019 alle 6:26 in Grecia Immigrazione Turchia

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Una imbarcazione partita dalle coste della Turchia con a bordo un numero indefinito di migranti è affondata nel Mar Egeo orientale, causando la morte di almeno 7 persone.

Lo hanno reso noto le autorità elleniche, le quali hanno altresì rivelato che i primi due corpi sono stati rinvenuti privi di vita nei primi attimi delle operazioni di ricerca, avvenute venerdì 27 settembre, mentre altri 5 sono in seguito stati individuati dai sommozzatori.

L’imbarcazione, stando alle rilevazioni delle autorità elleniche, si è capovolta nei dintorni dell’isola greca di Inousses, dove sono state tratte in salvo dalle autorità altri 12 migranti che erano a bordo dell’imbarcazione.

Le operazioni di ricerca sono state condotte con il coinvolgimento di motovedette e velivoli di ricerca e salvataggio dell’Agenzia europea della Guardia di Frontiera e Costiera, Frontex.

Nel frattempo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), ha annunciato, venerdì 27 settembre, di essere in procinto di ultimare, in Turchia e Grecia, gli aiuti umanitari a disposizione, in virtù del rapido aumento degli sbarchi dei migranti.

Nello specifico, l’IOM ha rivelato che nel deposito localizzato nella città portuale di Izmir, nell’area occidentale della Turchia, risultano carenti le quantità di cibo, acqua, coperte, scarpe e vestiti a disposizione.

L’improvviso aumento dei migranti in Grecia era stato riconosciuto, 3 giorni prima, anche dalla Commissione Europea, la cui portavoce, Natasha Bertaud, aveva annunciato che Bruxelles avrebbe messo a disposizione le Agenzie in suo possesso per coadiuvare il governo di Atene, senza però menzionare la possibilità di raggiungere un nuovo accordo con la Turchia, principale porto di provenienza dei migranti.

A tale riguardo, il governo di Atene ha annunciato che il premier, Kyriakos Mitsotakis, ha incontrato, per la prima volta in tale clima di emergenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, mercoledì 24 settembre, a margine della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale dell’ONU.

Tale incontro si pone quale primo tentativo di ripristinare le relazioni tra Atene e Ankara, ultimamente fortemente compromesse in virtù delle tensioni causate dall’emergenza migratoria e dalle esplorazioni del settore degli idrocarburi nei dintorni delle acque di Cipro.

Nel corso dell’incontro, i due leader hanno assicurato il reciproco impegno ad assicurare la stabilità della regione, in riferimento, secondo quanto reso noto da Mitsotakis al termine del vertice, “sia al fenomeno migratorio, sia alla questione cipriota”.

In particolare, per quanto concerne l’emergenza migratoria, Mitsotakis ha dichiarato alla controparte Turca che Ankara dovrebbe giocare un ruolo più attivo nel controllo delle partenze e in tale ambito, Atene è disposta a collaborare. Ciò deriva dal fatto che sebbene sia coinvolta anche l’UE, per via dei fondi che Bruxelles invia ad Ankara, per Mitsotakis la questione deve essere affrontata anche bilateralmente.

Per tale ragione, i due leader hanno concordato un incontro a breve tra il ministro delle Politiche migratorie della Grecia, Giorgos Koumoutsakos, e il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu.

Nel corso dell’incontro, è stato altresì concordato l’avvio del Consiglio Supremo di Cooperazione greco-turco entro la fine dell’anno.

Tuttavia, secondo quanto riportato, i due leader continuano ad avere visioni divergenti in merito alle esplorazioni del settore degli idrocarburi a largo di Cipro. Tale questione si era intensificata nel maggio 2019, quando la Turchia aveva avviato alcune operazioni di trivellazione nelle acque circostanti l’isola di Cipro, ricche di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele. Le prime trivellazioni erano avvenute ad Ovest dell’isola, in un’area la cui competenza territoriale è oggetto di disputa territoriale tra Cipro e Turchia.  A seguito dell’annuncio dell’invio di una seconda nave turca, il 20 giugno, i leader dell’Unione Europea avevano richiesto ad Ankara di interrompere le sue trivellazioni nelle acque contese, pena un’azione congiunta da parte del blocco. Per la Turchia, però, si trattava di aree di piena giurisdizione turca, o dei turco-ciprioti, il cui Stato separatista nel Nord dell’isola è riconosciuto solo dalla Turchia.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 25 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 79.096, di cui 63.167 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909, di cui 640 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 22 settembre 2019, sono giunti 41.615 migranti in Grecia, 21.215 in Spagna, 7.043 in Italia, 4.944 a Cipro e 2.708 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 21%. 

Per quanto concerne la Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 25 settembre 2019, nel Paese sono arrivati via mare 36.128 migranti, ovvero 10.948 in più dello scorso anno. In virtù di tali cifre, l’Unione Europea aveva avanzato i propri dubbi in merito alla possibile responsabilità di Ankara dell’aumento degli sbarchi in Grecia, ma la Turchia aveva smentito quanto ipotizzato, fornendo i propri dati, secondo cui nei primi 8 mesi del 2018 i migranti che avevano raggiunto la Grecia dalla Turchia erano stati 30.842, mentre nel 2019 sono stati 29.025. I centri di accoglienza presenti sulle isole dell’Egeo, inoltre, secondo le stime, sono nel complesso popolati da circa 28.000 migranti, a fronte di una capienza per circa 10.000 persone. Nonostante migliaia di migranti siano stati considerati vulnerabili a causa della loro età o dei problemi di salute, non possono in ogni caso essere trasferiti a causa del sovraffollamento dei centri di accoglienza anche dell’entroterra.  

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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