Impeachment di Trump: si dimette l’inviato USA in Ucraina, convocato Pompeo

Pubblicato il 28 settembre 2019 alle 10:29 in Russia Ucraina

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Si è dimesso improvvisamente Kurt Volker, inviato speciale di Washington in Ucraina, mentre i democratici in seno alla Camera dei Rappresentanti che hanno accusato il presidente americano, Donald Trump, di impeachment, hanno presentato istanza affinché il Segretario di Stato, Mike Pompeo, divulghi documenti inerenti ai contatti del gabinetto presidenziale con il governo ucraino.

Volker si è dimesso nella giornata di venerdì 27 settembre, per motivazioni ancora poco chiare. Nel mentre, la House of Foreign Affairs, Intelligence and Oversight Committees ha fissato la data delle deposizioni di 5 funzionari del dipartimento di Stato per le prossime due settimane, tra cui proprio quella di Volker.

Il Dipartimento di Stato, da parte sua, ha preferito non rilasciare commenti né in merito alle dimissioni né in merito all’invito a produrre documenti. Quest’ultimo è stato rivolto a Pompeo nella giornata di giovedì 26 settembre, dopo il mancato rispetto di una scadenza entro cui si invitava l’amministrazione Trump a fornire documenti e informazioni circa i propri contatti con i funzionari ucraini, e in particolare in merito a una telefonata del 25 luglio tra il leader della Casa Bianca e il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy. Tale conversazione telefonica è il fulcro dell’indagine per impeachment annunciata in settimana da Nancy Pelosi, la speaker della Camera dei Rappresentanti, dove la maggioranza dei diplomatici è di orientamento democratico.

Oltre 300 funzionari della sicurezza nazionale, sia repubblicani sia democratici, venerdì hanno appoggiato la mozione di impeachment, motivandola con la necessità a monte di avere maggiori informazioni circa la questione prima di potersi pronunciare in un senso o nell’altro.

L’inchiesta per impeachment ha gettato nuove ombre sulla presidenza di Trump a pochi mesi dalla conclusione dell’indagine sul Russiagate condotta dal Consigliere Speciale Robert Mueller in merito alle presunte ingerenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane del 2016, con le quali Trump si è insediato alla Casa Bianca.

Trump, dal canto suo, ha reagito con rabbia alla nuova inchiesta, commentando di non aver fatto nulla di male e accusando i democratici di aver avviato una vera e propria “caccia alle streghe”.

Nel mese di agosto, un agente dell’intelligence americana non identificato, aveva denunciato che Trump aveva abusato del proprio potere facendo pressioni sull’Ucraina per interferire nelle elezioni del 2020, indagando sul rivale politico, Joe Biden.  Una versione di tale denuncia, resa pubblica il 26 settembre, riferisce che in una telefonata del presidente USA al suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, avvenuta il 25 luglio 2019, Trump avrebbe avanzato richieste che esulano dai propri doveri e poteri. Il documento afferma che l’informatore ha appreso che alcuni alti funzionari della Casa Bianca erano intervenuti per eliminare “tutte le registrazioni della telefonata, in particolare la trascrizione completa ufficiale della chiamata, che è stata prodotta, come di consueto, dalla Situation Room della Casa Bianca”. “Questa serie di comportamenti sottolinea che i funzionari della Casa Bianca avevano capito la gravità di ciò che era emerso nella chiamata”, afferma il documento. La denuncia riferisce, inoltre, che i funzionari erano “profondamente disturbati” da ciò che avevano sentito durante il colloquio tra Trump e Zelensky. “Mi hanno detto che era già in corso una discussione con gli avvocati della Casa Bianca su come gestire la chiamata a causa della probabilità che si trattasse di un abuso di potere per suo guadagno personale”, l’informatore riportava nella denuncia.

A seguito di tali eventi la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha avviato l’indagine formale per l’impeachment contro il presidente.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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