Gaza: giovane palestinese ucciso dai soldati israeliani

Pubblicato il 28 settembre 2019 alle 9:59 in Israele Palestina

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Un 20enne palestinese è stato ucciso dai colpi di arma da fuoco sparati dai soldati delle forze israeliane lungo il confine, venerdì 27 settembre, durante le proteste settimanali nella Striscia di Gaza.

A renderlo noto è stato il Ministero della Salute palestinese, il quale ha divulgato l’identità della vittima: si tratta di Sahar Othman. Il giovane è morto in seguito a un colpo di proiettile inferto al petto durante una protesta vicino Rafah, nella parte meridionale di Gaza. L’organo ministeriale ha aggiunto che altri 32 palestinesi sono rimasti feriti.

Un portavoce militare delle forze israeliane ha spiegato che circa 7.000 “rivoltosi e manifestanti” si erano riuniti lungo il confine, lanciando “rocce ed esplosivi” contro i soldati dispiegati da Israele.

Othman aveva preso parte alle manifestazioni della Grande Marcia di Ritorno, che dal 30 marzo del 2018 si tengono settimanalmente, ogni venerdì, in vari luoghi lungo la frontiera con Israele. Secondo le stime aggiornate, sono almeno 309 i palestinesi rimasti uccisi dal fuoco delle truppe israeliane dall’inizio delle manifestazioni a oggi. Nello stesso periodo, sul fronte opposto, sono stati uccisi 2 soldati israeliani.

L’ultimo evento simile era risalente al venerdì 6 settembre, quando le forze israeliane avevano sparato a 2 giovani palestinesi, anche in quel caso uccidendoli.

Nella mattinata di venerdì 13 settembre, i media israeliani hanno riferito che l’esercito di Israele ha sollevato lo stato di allerta ai confini con la Striscia di Gaza.

Dal 2008, Israele ha condotto tre guerre sulla Striscia di Gaza, uccidendo migliaia di persone, per lo più civili palestinesi. Israele considera Hamas responsabile di tutte le violenze di Gaza, mentre Hamas afferma che Israele è la causa dello stato di rabbia e pressione inflitta ai residenti dell’area, a causa del continuo assedio.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione statunitense attuale si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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