Egitto: attacco nel Sinai del Nord, 8 soldati e 2 civili uccisi

Pubblicato il 28 settembre 2019 alle 6:25 in Africa Egitto

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Otto soldati egiziani e 2 civili sono stati uccisi nella serata di venerdì 27 settembre da un attacco compiuto nel Sinai del Nord da parte di un gruppo di militanti armati. Fonti all’interno delle forze di sicurezza hanno riferito che l’incidente è avvenuto a Beir Al Abd, dove uomini a bordo di un veicolo hanno preso d’assalto un posto di blocco militare. Ne è seguita una sparatoria, e anche 2 residenti, tra cui un bambino, sono rimasti vittima dell’agguato.

L’ultimo attacco nella regione del Sinai del Nord risale al 14 settembre, nella città costiera di El-Arish. Anche in questo caso si è trattato di uno scontro a fuoco tra militanti e forze dell’ordine, che ha causato la morte di 3 ufficiali e 3 combattenti, oltre al ferimento di 2 membri dell’esercito. Il 20 agosto scorso, le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso nella stessa città 11 jihadisti, membri di un’organizzazione terroristica locale affiliata all’ISIS.

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta. In seguito ad alcuni episodi verificatisi, che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione.

Tra gli ultimi eventi, il 18 luglio, un attacco suicida ha colpito un parcheggio a Cheikh Zuweid, provocando la morte 2 persone, di cui un civile. Successivamente, l’ISIS ha rivendicato l’attacco, specificando altresì il nome dell’attentatore, Abu Omar El-Seedy. Il giorno precedente, il 17 luglio, 4 persone sono state uccise da uomini armati sconosciuti nella città di Bir al-Abed, anch’essa situata nella medesima regione.

Il 25 giugno scorso, un gruppo di militanti ha attaccato tre posti di blocco della polizia egiziana, uccidendo almeno 6 agenti e ferendone altri 8. A ciò si aggiunge l’attacco del 5 giugno, rivendicato dall’ISIS, che ha provocato la morte di 8 agenti di polizia, e quello del 6 giugno, in cui 14 terroristi estremisti sono stati uccisi negli scontri con le forze di polizia egiziane nel quartiere di Al Masaaed, situato nella città di Al-Arish, capoluogo del Governatorato.

Gli avvenimenti più recenti comprendono gli scontri del 15 settembre, verificatisi nell’area di Jalbana, anch’essa situata nel Sinai del Nord, tra le forze di sicurezza ed un gruppo di combattenti, definiti terroristi. Uno dei militanti è stato ucciso mentre tre ufficiali ed un poliziotto sono rimasti feriti.

Le insurrezioni nella regione si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

Il Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Tra luglio 2013 e luglio 2018, l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani ha documentato la morte di 4.010 civili nel Sinai, tra cui 3.709 persone che, a detta dell’esercito, sono decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Per la restante parte, si è trattato di attacchi indiscriminati, su cui non è stata aperta alcuna indagine. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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