Washington pronta ad inviare 200 soldati e missili Patriot a Riad

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 11:06 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Dipartimento della Difesa statunitense, il Pentagono, ha annunciato, il 26 settembre, che Washington si impegnerà ad inviare all’Arabia Saudita 4 sistemi radar sentinella, una batteria di missili Patriot e circa 200 unità di supporto alle forze di difesa del Regno.

La notizia è stata dichiarata dal portavoce del Dipartimento di Difesa statunitense, Jonathan Hoffman, e ha fatto seguito a quanto riferito il 25 settembre circa la conversazione telefonica tra il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman, ed il Segretario alla Difesa degli USA, Mark Esper, in cui sono state prese in esame le disposizioni e le modalità per l’invio di truppe statunitensi nel Regno saudita, a scopo difensivo.

Tale decisione scaturisce dall’attacco del 14 settembre contro infrastrutture petrolifere della compagnia saudita Aramco. Un evento che, per gli USA, costituisce un’escalation pericolosa, che richiede al mondo intero una posizione risoluta, al fine di preservare la pace e la sicurezza a livello internazionale. Pertanto, gli Stati Uniti si sono detti disposti a fare tutto il necessario per aiutare il Regno a difendersi.

Nello specifico, il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Gli Stati Uniti si sono uniti alle indagini volte a stabilire il reale responsabile degli attacchi, con l’idea che vi sia l’Iran dietro quanto accaduto.

In tale quadro, il Pentagono ha reso noto che nei prossimi giorni vi potranno essere altresì altre mosse dirette a sostegno dell’Arabia Saudita. Non da ultimo, Washington sta anche valutando l’idea di stabilire in modo permanente una propria portaerei nel Golfo. Ciò si andrebbe ad aggiungere alla propria iniziativa di costituire una missione navale volta alla salvaguardia della regione, con particolare riferimento allo Stretto di Hormuz e al Mare di Oman, con l’obiettivo di proteggere altresì la produzione ed il commercio di petrolio a livello internazionale.

A detta del portavoce Hoffman, gli Stati Uniti si aspettano che anche altri alleati contribuiscano a prestare assistenza e supporto militare in Medio Oriente. “Altri Paesi hanno criticato i mali dell’Iran nella regione e non vediamo l’ora di contribuire maggiormente agli sforzi internazionali per rafforzare le difese saudite” è stato affermato. Inoltre, Hoffman ha evidenziato che tali mosse dimostrano l’impegno statunitense per la sicurezza e la stabilità nella regione mediorientale.

Gli Stati Uniti hanno precedentemente inviato il cacciatorpediniere USS Nitze sulla costa Nord-orientale dell’Arabia Saudita, con l’obiettivo di colmare la perdita subita dal Regno nella propria difesa aerea, in seguito agli attacchi del 14 settembre.

In tale quadro, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, si è recato, il 18 settembre, in Arabia Saudita, nella città di Gedda, per intraprendere colloqui con i responsabili sauditi, volti a definire le opzioni più idonee per rispondere all’attacco contro Aramco. Secondo un comunicato stampa, anche per Pompeo è l’Iran ad essere tra i responsabili e non i ribelli Houthi, ed è stato altresì sottolineato che quanto accaduto mette a rischio le forniture mondiali di energia. Inoltre, Pompeo ha affermato: “Per fortuna nessun cittadino americano è stato ucciso in quest’attacco ma ogni qualvolta si è di fronte ad un atto di guerra di tale tipo, c’è sempre il rischio che qualcosa possa accadere. È un attacco di una portata mai vista prima”.

Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Adel al-Jubeir, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 24 settembre, ha dichiarato che il proprio Paese dispone di prove che dimostrano l’impiego di armi iraniane negli attacchi contro Aramco e che vi sono ancora in corso consultazioni con gli Stati alleati per trovare modalità volte a rispondere all’accaduto. Non da ultimo, il ministro ha rivelato che in Arabia Saudita vi sono ancora esperti internazionali, inviati dalle Nazioni Unite, per svolgere indagini e che, pertanto, la mossa successiva verrà decisa una volta che si avranno i risultati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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