ONU: Di Maio presiede con Le Drian riunione ministeriale sulla Libia

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 16:48 in Francia Italia Libia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha presieduto, a margine della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, insieme all’omologo della Francia, Jean-Yves Le Drian, la riunione ministeriale sulla Libia.

A renderlo noto è il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, il quale ha altresì aggiunto che al vertice, che si è tenuto giovedì 26 settembre, hanno partecipato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il Rappresentante Speciale dell’ONU per la Libia, Ghassan Salamé, alcuni dei Paesi maggiormente coinvolti nella questione libica e i rappresentanti di Unione Europea, Lega Araba e Unione Africana.

Il vertice, ha dichiarato Di Maio, “vuole essere un contributo, in termini di idee, riflessioni e proposte, e promuovere una forte coesione della Comunità internazionale in vista della conferenza sulla Libia che la Germania intende organizzare in autunno”.

Da parte sua, rende noto il comunicato ufficiale della Farnesina, Di Maio “ha altresì espresso forte preoccupazione per il deterioramento del quadro di sicurezza e della situazione umanitaria in tutto il Paese, ribadendo che l’instabilità in Libia non può essere risolta attraverso un intervento militare”.

A tale riguardo, il ministro italiano ha dichiarato che diventa “sempre più urgente il ritorno al dialogo e all’iniziativa politica”, ma tale dialogo deve essere inclusivo e finalizzato a “garantire l’equo impiego e la distribuzione delle risorse del Paese a beneficio di tutto il popolo libico”.

Secondo quanto dichiarato da fonti diplomatiche, Salamé ritiene che Italia e Francia sembrino esclusivamente interessate ad assicurarsi un’influenza sulla Libia e a soddisfare i loro interessi energetici ed economici. Diversamente da Roma e Parigi, secondo il rappresentante dell’ONU, la Germania può essere un attore chiave per la mediazione, in quanto si è sempre dimostrata imparziale rispetto al conflitto libico.

A tale riguardo, il 14 settembre, l’ambasciatore tedesco a Tripoli aveva dichiarato che la Germania intende ospitare in autunno una conferenza sulla Libia, in coordinamento con le Nazioni Unite, per tentare di riportare la sicurezza e stabilizzare la produzione di petrolio nel Paese nordafricano, dove la guerra continua a minacciare la stabilità economica e politica. Precedentemente, l’11 settembre, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva parlato di Libia davanti al Parlamento tedesco. Nel suo discorso, il capo del governo aveva affermato che l’attuale situazione nel Paese nordafricano si sta evolvendo sempre di più e potrebbe portare a una crisi simile a quella siriana. Pertanto, è necessario fare tutto il possibile per far sì che l’escalation degli ultimi mesi non si trasformi in una guerra per procura.

Già nel corso dell’ultimo incontro del G7, presieduto dal governo francese e conclusosi il 26 agosto scorso, il tema della Libia era giunto al tavolo delle discussioni a livello internazionale. In tale occasione, i 7 Paesi partecipanti si erano detti concordi sulla necessità di giungere ad una soluzione politica e ad un cessate il fuoco, oltre ad esprimere la propria disponibilità ad organizzare una conferenza internazionale sul fascicolo Libia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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