Libia, immigrazione: se ne ridiscute in Italia

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 17:31 in Immigrazione Italia Libia

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L’ambasciatore libico in Italia, Omar Abdelsalam al Tarhouni, ha tenuto un incontro, giovedì 26 settembre, con la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese. Tra le questioni oggetto di discussione, l’immigrazione irregolare.

Si è trattato del primo incontro tra le due parti da quando Lamorgese ha assunto l’incarico di ministra. Nel corso del meeting, sono state diverse le tematiche trattate, inerenti la sicurezza di Italia e Libia. In particolare, si è parlato di lotta al terrorismo e al contrabbando e di contrasto all’immigrazione irregolare. Alla fine dell’incontro, i due hanno concordato di organizzare una visita della ministra in Libia, il prima possibile.

In tale quadro, è del 27 settembre la dichiarazione della portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Carlotta Sami, secondo cui non è possibile rispedire in Libia i migranti salvati in acque internazionali. Questo perché le condizioni umanitarie ed il perdurante conflitto tra le diverse parti non costituiscono elementi idonei a creare una situazione favorevole al ritorno. Pertanto, Sami ha invitato l’Italia ad essere un esempio nell’ambito dell’evacuazione umanitaria dei migranti provenienti dai territori libici, aggiungendo che l’UNHCR crede che il dialogo avuto recentemente con il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, sia stato molto positivo, in quanto basato sui principi della solidarietà e dell’umanità. “Vedremo nelle prossime settimane come verrà raggiunta questa cooperazione” ha affermato la portavoce.

Per Sami, è necessario un meccanismo più rapido e la prontezza anche di altri Paesi europei per affrontare il problema immigrazione, e, in tale quadro, l’Italia svolge un ruolo rilevante. Pertanto, ci si aspetta che anche altri Stati europei si adoperino per giungere a soluzioni concrete, lasciando aperte le proprie porte e consentendo ai migranti di accedere alle richieste di asilo. Per la portavoce, è necessario altresì rivolgere lo sguardo ad ulteriori problematiche, legate ai centri di detenzione e all’assistenza ai migranti sul campo.

Ultimamente, anche il premier italiano, Giuseppe Conte, ha accennato al tema immigrazione, nel corso del suo discorso alla 74esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu. In particolare, si è parlato di un “epocale fenomeno” e di “un meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti tra vari Paesi europei”. Tale meccanismo, ha spiegato Conte, consente il “passaggio da una gestione emergenziale del fenomeno migratorio ad una strutturale fondata su un partenariato tra Stati”, il che consente di affermare che “l’Italia non è più sola”. Tuttavia, a detta del primo ministro, “la migrazione ha cause profonde, che rendono necessario associare azioni immediate a una prospettiva e una visione di lungo periodo. È dunque alla rimozione di queste cause profonde che dobbiamo tutti lavorare”.

Circa la questione migrazione in Libia, è del 19 settembre la notizia riguardante il salvataggio di 493 migranti in soli quattro giorni, avvenuto, nello specifico, attraverso operazioni condotte dal 15 al 18 settembre da diverse squadre della Guardia costiera della Marina libica. Il 27 agosto scorso, invece, un’imbarcazione con a bordo oltre 100 migranti è affondata al largo delle coste libiche.

Il 13 settembre, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) ha pubblicato un report riguardante la Libia, in cui viene dichiarato che sono almeno 655.144 i migranti che sono stati censiti nel Paese nordafricano tra il 3 giugno ed il 4 agosto 2019, provenienti da 39 nazionalità diverse. Tra questi, l’8% è composto da minori, per il 33% non accompagnati. L’area geografica di origine principale è l’Africa sub-Sahariana, da cui parte il 62% dei migranti, provenienti soprattutto dal Niger, Paese di provenienza del 20% dei migranti. Gli altri maggiori punti di partenza sono Egitto, Chad, Sudan e Nigeria. Una volta arrivati in Libia, talvolta senza passare da nessun altro Paese, i migranti si stanziano prevalentemente nelle aree di Tripoli, Ejdabia e Murzuq.

Sebbene negli ultimi due anni il numero sia diminuito, secondo le stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono 859 i migranti morti nel Mar Mediterraneo dall’inizio del 2019, sino al 22 agosto. In particolare, la Libia rappresenta un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti.

Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi.

Non da ultimo, è del 19 settembre la notizia di un uomo sudanese, di 28 anni, ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre il gruppo di 103 migranti di cui faceva parte stava cercando di fuggire da un centro di detenzione in Libia, nella base navale di Abu Sittah. “L’utilizzo di proiettili vivi contro civili vulnerabili disarmati, che siano uomini, donne o bambini, è inaccettabile e suscita preoccupazione sulla sicurezza dei migranti e dello staff umanitario” ha dichiarato un portavoce dell’IOM, Leonard Doyle.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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