La presenza di Washington in Iraq sotto minaccia

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 15:44 in Iran Iraq USA e Canada

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L’ambasciatore iraniano in Iraq, Iraj Masjedi, ha affermato che l’Iran bombarderebbe le forze statunitensi in Iraq, in caso di attacco. “Gli USA sanno bene che l’Iran non scherza mai” sono state le sue parole e, in tal caso, Baghdad agirebbe con Teheran. Il Ministero della Difesa iracheno ha immediatamente risposto, dichiarando di non voler trasformare il Paese in un campo di battaglia.

Le dichiarazioni di Masjedi giungono a seguito della visita ufficiale del primo ministro iracheno, Adel Abdul- Mahdi, in Arabia Saudita, il 25 settembre, volta a “calmare l’atmosfera” e “cercare una tregua, aprendo una linea di dialogo tra iraniani e sauditi attraverso l’Iraq”. Tale incontro si è inserito nello scenario delle crescenti tensioni in Medio Oriente, alimentate ulteriormente dall’attacco del 14 settembre scorso contro infrastrutture petrolifere della compagnia saudita Aramco, nell’Est dell’Arabia Saudita. Sebbene il gruppo di ribelli sciiti Houthi abbia rivendicato l’accaduto, diverse accuse sono state rivolte contro Teheran circa una propria responsabilità.

Masjedi, oltre a riferire tali “minacce imbarazzanti” ha parlato di “alleati di Teheran”, con riferimento all’Iraq, definendoli pronti a rispondere ad eventuali offensive da parte statunitense. Le dichiarazioni, giunte nel corso di un’intervista con una tv locale irachena, giovedì 26 settembre, hanno poi messo in luce che l’Iraq è un Paese indipendente, in cui Teheran non interferisce. Tuttavia, a detta dell’ambasciatore, vi è un problema riguardante le forze statunitensi. Nel caso in cui queste minacciano l’Iran, “sarà ogni punto ad esso connesso ad essere minacciato”, e non si tratta di una questione di “ingerenza”, bensì “reciprocità”.

Inoltre, Masjedi ha affermato che gli USA sono presenti in Iraq e la loro presenza non causa alcun problema, ma nel caso in cui nasca qualche questione, bisognerà aspettarsi una risposta anche da Baghdad. Non da ultimo, l’ambasciatore ha evidenziato che vi sarebbero anche altre parti a fianco di Teheran, tra cui Hezbollah e lo Yemen, con riferimento ai ribelli Houthi.

Circa la presenza statunitense, Masjedi ha affermato che l’uscita delle forze USA dai territori iracheni è il risultato di una politica di Teheran, che mirerebbe altresì ad evitare uno scontro. Non da ultimo, Baghdad, a detta dell’ambasciatore, intrattiene buon rapporti con l’Iran ed il premier iracheno, Adel Abdul-Mahdi, ha collaborato con l’Iran sin dall’epoca dell’opposizione al regime di Saddam Hussein. Circa la “mediazione” tra Riad e Teheran, questa viene vista positivamente da parte irachena e, per Masjed, gli attacchi contro Aramco sono da collegarsi agli Houthi, i quali si stanno oramai equipaggiando e sono in grado di raggiungere, con i propri droni, i territori sauditi, anche oltre i mille chilometri.

Una prima risposta alle parole dell’ambasciatore iraniano è giunta da un funzionario del governo iracheno, il quale ha affermato che le dichiarazioni di Masjed rappresentano una violazione delle buone norme diplomatiche tra i Paesi, e preludono ad una battaglia sul suolo iracheno, senza che l’Iraq vi partecipi. Inoltre, a detta del funzionario, attaccare gli USA in Iraq significa colpire anche gli altri Paesi che fanno parte della coalizione a guida statunitense.

Il portavoce del Ministero della Difesa iracheno, Tahsin al-Khafaji, ha poi espresso il proprio dissenso, affermando che l’Iraq non si trasformerà in un campo di battaglia, in quanto rappresenta una linea rossa e non verrà consentito l’utilizzo di tale Paese per eventuali scontri. Allo stesso tempo, si rifiutano le minacce poste sia da parte iraniana sia statunitense. Oltre a non consentire alcun attacco contro la sovranità irachena, Khafaji ha poi ribadito che l’Iraq non sarà il punto di partenza per attaccare l’Iran, né consentirà di minacciare gli interessi statunitensi sul suo territorio.

L’Iraq, definito un alleato sia di Iraq sia di Stati Uniti, ha goduto di un periodo di relativa stabilità da quando ha dichiarato la vittoria sullo Stato Islamico alla fine del 2017. In segno del miglioramento della situazione della sicurezza, le autorità irachene si sono impegnate sin dal 2018 per allentare le restrizioni di sicurezza nella Green Zone. In particolare, muri di cemento armato sono stati rimossi ed è stato consentito il passaggio nell’area per la prima volta in oltre 10 anni, ma l’ambasciata statunitense continua ad essere considerata una delle zone più sicure.

Baghdad ha anche cercato di posizionarsi come un eventuale mediatore tra gli Stati Uniti e l’Iran, Paesi che godono di influenza politica e militare in Iraq. L’8 maggio scorso, il segretario di Stato americano ha effettuato una visita non annunciata a Baghdad, dove ha incontrato, Adil Abdul-Mahdi per discutere della minaccia iraniana nella regione. Nel corso della visita, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iraq di assicurarsi che le milizie indipendenti del Paese, che operano sotto l’influenza dell’Iran, siano totalmente assoggettate al controllo del governo centrale. La visita si è verificata il giorno precedente all’annuncio iraniano del ritiro parziale dall’accordo sul nucleare del 2015, da cui gli Stati Uniti sono usciti esattamente un anno prima, l’8 maggio 2018. Con il ritiro unilaterale da parte di Washington, quest’ultima ha reimposto una serie di misure punitive contro la Repubblica Islamica e ciò ha creato una serie di tensioni crescenti, tuttora accese.

Circa, invece, le relazioni tra Iran e Iraq, dopo le elezioni del presidente iraniano, Hassan Rouhani, nel 2013, l’Iraq ha fatto affidamento sul supporto paramilitare iraniano per combattere l’ISIS nel proprio territorio e l’alleanza tra Teheran e Baghdad si è solidificata a seguito della presa di Mosul da parte del gruppo estremista islamico. In tale contesto, l’Iran ha spesso cercato il sostegno dell’Iraq, sia nella regione, sia in questioni diplomatiche legate alla pressione americana contro Teheran. A tal proposito, la visita di Rouhani dell’11 marzo scorso avrebbe rappresentato un messaggio forte agli Stati Uniti e ai loro alleati regionali: l’Iran domina ancora a Baghdad, un’arena chiave per un possibile aumento della tensione tra Washington e Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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