La Cina nega qualsiasi coinvolgimento nei cyber-attacchi contro Airbus

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 16:25 in Cina Europa

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Il Ministero degli Esteri cinese ha negato qualsiasi coinvolgimento di Pechino negli attacchi informatici contro il costruttore europeo di aeromobili, Airbus, a seguito delle accuse lanciate dall’agenzia di stampa francese, AFP.

“La Cina si oppone risolutamente a qualsiasi forma di attacco informatico”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, durante un briefing. I recenti rapporti dei media sono irresponsabili, non professionali e nascondono ulteriori interessi dietro le accuse, ha aggiunto il portavoce. Un rappresentante di Airbus ha dichiarato che la società era “a conoscenza di attacchi informatici” e, come tutti i principali attori del settore, la società è un bersaglio di “atti maligni”. Tuttavia, Airbus “monitora costantemente” tali minacce attraverso specifici sistemi di rilevamento e può adottare “misure immediate e appropriate per proteggersi in ogni momento”, ha aggiunto il rappresentante.

Il 30 gennaio 2019, la Airbus aveva comunicato di aver subito un attacco informatico che ha colpito, nello specifico, i dati relativi alla sezione commerciale dell’azienda. Si trattava di un accesso non autorizzato a dati aziendali, ma non vi era stato alcun impatto sulle operazioni della società. Il comunicato prosegue affermando che l’attacco era stato analizzato da esperti, che hanno intrapreso tutte le azioni necessarie a rinforzare le misure di sicurezza esistenti e a identificare l’origine dell’attacco. I dati presi di mira erano dati personali, principalmente contatti professionali e riferimenti relativi agli impiegati di Airbus in Europa.  Non è chiaro se si sia trattato di un hackeraggio, di un’infezione malware o di altro ancora, perché Airbus si è limitata a dire che la violazione ha riguardato un sistema informatico chiamato Commercial Aircraft System. Airbus e Boeing, insieme, dominano il 99% del mercato aerospaziale mondiale, in un duopolio difficile da intaccare. 

Il 26 settembre 2019, l’AFP riferisce che gli analisti dell’azienda sospettano che le operazioni di spionaggio industriale siano state controllate dalla Cina. Inoltre, l’agenzia francese aggiunge che gli attacchi in questione sarebbero stati 4, nel giro dell’ultimo anno, secondo quanto dichiarato da 2 fonti anonime informate sui fatti. Airbus e Rolls Royce non hanno commentato tali rivelazioni. Pur rimanendo estremamente cauti sull’origine degli attacchi, a causa delle difficoltà tecniche di identificazione formale degli aggressori, l’agenzia di stampa ha sottolineato che le fonti da loro consultate sospettano che gli hacker lavorino per conto della Cina. La smentita cinese, tuttavia, arriva dopo un solo giorno dal rilascio di tali dichiarazioni. Non è chiaro quali saranno le conseguenze di tale situazione sui rapporti tra Pechino e l’Europa, in un momento caratterizzato da tensioni.

A tale proposito, il 27 settembre, l’Unione europea e il Giappone hanno firmato un accordo per la creazione di progetti nei settori delle infrastrutture e dei trasporti per collegare l’Europa e l’Asia. Si tratta di un tentativo europeo di bilanciare l’iniziativa cinese nota come Nuova Via della Seta. L’accordo formalizza il coinvolgimento del Giappone in un nuovo piano di “connettività” UE-Asia, che sarà sostenuto da un fondo di garanzia dell’UE da 60 miliardi di euro. “Che si tratti di un’unica strada o di un unico porto, quando l’UE e il Giappone intraprendono qualcosa, sono in grado di costruire una connettività sostenibile dall’Indo-Pacifico ai Balcani occidentali e all’Africa”, ha dichiarato il primo ministro giapponese, Shinzo Abe. Dal 2013, la Cina ha avviato progetti infrastrutturali in oltre 60 Paesi, in quella che è nota come la “Belt and Road Initiative”, o Nuova Via della Seta.

L’ambiziosa iniziativa, lanciata dal presidente cinese, Xi Jin Ping, vuole sviluppare una rete di collegamenti terrestri e marittimi tra il Sud-est asiatico, l’Asia centrale, il Medio Oriente, l’Africa e l’Europa meridionale. I funzionari dell’Unione hanno aggiunto di essere preoccupati dal modello di investimento cinese che si basa sul prestito di denaro per avviare progetti ambiziosi che poi tendono a rendere i Paesi, se troppo poveri per sostenere le uscite, dipendenti dalla Cina. Un esempio è quello dell’autostrada finanziata dalla Cina per collegare la costa adriatica del Montenegro alla vicina Serbia, che ha indebitato il Montenegro. A tale proposito, il Fondo monetario internazionale ha dichiarato che il Paese non può permettersi di portare a termine il progetto. Nel loro accordo, che è formato da 10 punti, l’UE e il Giappone hanno promesso di prestare “la massima attenzione” alla “capacità fiscale e sostenibilità del debito” dei Paesi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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