Kosovo-Serbia, Macron: “Ho un piano, ma prima le elezioni”

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 20:15 in Francia Kosovo Serbia

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Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha dichiarato di avere “un piano” su come prendere parte al dialogo teso a normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia.

Nello specifico, Macron ha reso noto di essere in attesa della conclusione delle elezioni in Kosovo prima di prendere parte in maniera più risolutiva al dialogo tra Pristina e Belgrado.

Le dichiarazioni, secondo quanto reso noto dall’agenzia di Stampa del Kosovo, RTK, sono state rilasciate al termine di un incontro tra Macron e il ministro degli Affari Esteri della Serbia, Ivica Dacic, avvenuto giovedì 26 settembre, a margine della 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Il giorno successivo, ovvero venerdì 27 luglio, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha tenuto  il suo discorso al Dibattito generale dell’Assemblea della Nazioni Unite.

In vista del suo discorso di indirizzo al Dibattito generale, il giorno precedente, Vucic aveva anticipato che avrebbe fatto una “analisi di cosa sta accadendo nella regione e di cosa essa necessiti, ovvero pace, stabilità e uno sviluppo economico veloce”. “Parlerò della regione da cui provengo”, aveva aggiunto il presidente, “siamo troppo piccoli per impartire lezioni al mondo”.

In linea con quanto anticipato, il capo di Stato serbo ha dichiarato di fronte ai delegati dell’ONU che la Serbia, grazie alle riforme attuate negli ultimi pochi anni, ha registrato grandi progressi e si trova attualmente in una situazione di stabilità economico-finanziaria e progresso sociale.

Nello specifico, Vucic ha dichiarato ai delegati delle Nazioni Unite di “provenire da un Paese che nel 2014 ha dovuto adottare riforme estremamente difficili, essendo sulla soglia della bancarotta, mentre ad oggi la Serbia non ha problemi con le finanze pubbliche”. Nello specifico, il presidente ha reso noto che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crescita economica cumulativa per i prossimi anni procederà a un tasso pari a quasi il 13%, il che vuol dire al tasso più alto della regione balcanica.

Similarmente, il PIL pro-capite serbo potrà, secondo le stime del FMI, nel 2023 sarà pari al 44% in più rispetto al 2018, quando è stato 7.2 mila dollari. Lo scorso anno, ha reso noto Vucic, la Serbia ha attirato 2.3 miliardi di investimenti, registrando un record senza precedenti per il Paese. Anche il tasso di disoccupazione sta diminuendo, registrando un decremento di oltre il 15% negli ultimi anni, il più basso della regione.

In virtù di tali fattori, Vucic ha dichiarato di avere come primo obiettivo l’aumento significativo degli investimenti nelle nuove tecnologie, nella digitalizzazione e nell’Intelligenza Artificiale.

Intervistato al termine del suo viaggio ufficiale negli Stati Uniti, Vucic ha altresì avuto modo di commentare anche gli ultimi sviluppi in merito alle relazioni tra Kosovo e Serbia.

A tale riguardo, Vucic ha dichiarato che nel corso degli incontri avuti con i leader del mondo, solo il ministro degli Esteri della Russia, Sergey Lavrov, ha difeso l’integrità territoriale della Serbia, mentre gli altri hanno rivelato di ritenere che sia la Serbia a violare l’integrità territoriale altrui.

In merito a ciò, Vucic ha affermato che “la battaglia tattica continuerà e, parlando in termini strategici, se si raggiungerà un qualche accordo sarà perché rappresenta una decisione strategica. Tutto il resto è una semplice manovra tattica”.

L’accordo è ancora lontano dalla sigla, ha dichiarato Vucic, e soprattutto, “può essere concluso in 5 mesi, in 50 anni, o anche mai”.

Nel corso del suo viaggio di lavoro a New York, inoltre, il presidente della Serbia aveva dichiarato di aver avviato dialoghi intensi “con altri Paesi” in merito alla revoca del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Tale dichiarazione era stata confermata anche dal ministro Dacic, il quale aveva annunciato che entro la fine dell’anno “il numero di coloro che riconoscono il cosiddetto Kosovo continuerà a diminuire” e arriverà ad essere “inferiore alla metà dei membri delle Nazioni Unite”.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. In tale contesto, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente anche dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro e di divergenza, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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