Iran: Stena Impero ufficialmente in mare

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 8:58 in Iran UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La petroliera battente bandiera britannica, dal nome Stena Impero, venerdì 27 settembre, ha ufficialmente lasciato Bandar Abbas, città portuale sulla costa meridionale dell’Iran.

L’imbarcazione era stata confiscata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran, nella giornata di venerdì 19 luglio, su richiesta delle autorità marittime nazionali. La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita quando ha improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz. Il motivo della confisca sarebbe da far risalire alla mancata adempienza alle leggi marittime internazionali. Accuse, queste, negate sia da Londra sia dall’equipaggio a bordo.

Stando a quanto affermato da un comunicato basato su dati forniti da Refinitif, il 27 settembre Stena Impero ha cominciato a muoversi, allontanandosi dalle coste iraniane. Secondo quanto rilevato, la nuova destinazione è il porto commerciale di Port Rashid, situato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, a circa 250 km dalla posizione di partenza. Si prevede che, ad una velocità normale, la petroliera raggiungerà la destinazione in mezza giornata.

È del 23 settembre scorso la dichiarazione del portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, il quale aveva reso noto il completamento delle procedure legali e burocratiche necessarie al rilascio della nave e volte ad assicurarne la navigazione. Ciò aveva confermato le parole del proprietario dell’imbarcazione, Will Marks, di venerdì 20 settembre, secondo cui Stena Impero si stava preparando a salpare.

Anche il presidente iraniano, Hassan Rouhani, il 26 settembre, all’Assemblea Generale dell’Onu a New York, aveva riferito che il rilascio della petroliera sarebbe avvenuto a breve e che era in corso l’ultima fase delle operazioni legali. Il giorno precedente, il 25 settembre, il Ministero degli Esteri iraniano, aveva altresì dichiarato che l’ordine di rilascio era stato emanato ma che le indagini sarebbero proseguite per vie legali.

Tra le ultime operazioni legate a Stena Impero, il 4 settembre scorso, 7 dei 22 membri dell’equipaggio della petroliera erano stati rilasciati per “motivi umanitari”, mentre il 27 luglio scorso, altri 9 membri dello stesso equipaggio della Stena Impero, di provenienza indiana, erano stati liberati su decisione dell’Iran.

La confisca da parte iraniana era giunta in risposta alla detenzione della petroliera ex Grace 1, al momento nota col nome di Adrian Darya, bloccata il 4 luglio e rilasciata ufficialmente il 19 agosto dopo diverse vicende, tra cui un fermo statunitense, con l’assicurazione iraniana che la nave non si sarebbe diretta verso Damasco con i suoi 2.1 milioni di barili di petrolio a bordo. Nel caso di Adrian Darya, l’accusa era proprio quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Tuttavia, la petroliera naviga nel Mediterraneo fin dal suo rilascio e sembra che il 2 settembre abbia sospeso il proprio sistema di localizzazione. Ciò ha indotto a sospettare che abbia salpato nuovamente verso le coste siriane.

In tale quadro, il 13 settembre scorso, gli Stati Uniti hanno rivelato di possedere prove sul fatto che la petroliera iraniana Adrian Darya 1 abbia trasferito greggio al governo siriano, nonostante Teheran abbia sempre negato di vendere petrolio al suo vicino in Medio Oriente.

Stena Impero e la ex Grace 1 sono divenute motivo di pressione e tensione negli ultimi mesi, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, e il loro destino è collegato ai contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

Non da ultimo, la ex Grace 1 è stata inserita nella temuta lista americana, il 30 agosto. In seguito a questa decisione, gli Stati Uniti hanno specificato che il trattamento varrà anche nei confronti di chiunque presti assistenza alle navi iraniane, perché ciò significherebbe supportare un gruppo terroristico, ovvero il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica. Il Dipartimento americano, insieme a questa dichiarazione, ha altresì specificato che le consegne di petrolio alla Siria, da parte dell’imbarcazione di Teheran, rappresentano una presa di posizione a favore del presidente siriano Bashar al-Assad, accusato di perpetrare una lunga guerra nel Paese mediorientale.

Tra le ultime mosse, Washington ha promosso la creazione di una “missione navale” nel Golfo, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito sia Israele hanno reso noto la loro partecipazione. A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha, invece, sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, Teheran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.