Hong Kong si prepara all’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare cinese

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 17:34 in Cina Hong Kong

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Hong Kong si prepara per un fine settimana di disordini con numerose proteste programmate, in vista del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare cinese. 

Migliaia di persone sono attese alle proteste di sabato 28 settembre, dopo che le autorità hanno garantito il permesso di radunarsi presso il Tamar Park, che è situato vicino al quartier generale del Consiglio legislativo di Hong Kong. Domenica 29, invece, i manifestanti celebreranno la Giornata mondiale anti-totalitarismo, con eventi di solidarietà programmati nelle città di tutto il mondo, tra cui Parigi, Berlino, Taipei, New York, Kiev e Londra. 

Tuttavia, è probabile che le proteste più numerose si verifichino nella giornata del 1 ° ottobre, poichè i manifestanti hanno dichiarato di voler utilizzare tali festività per ribadire la richiesta di maggiore democrazia nell’ex colonia britannica. I leader delle proteste hanno poi aggiunto di voler mettere in difficoltà Pechino. Benny Tai, un attivista di spicco incarcerato per il suo ruolo nel movimento di rivolta “degli ombrelli”, afferma che le manifestazioni stanno modificando il modo di pensare dei giovani e stanno ponendo le basi per nuovi cambiamenti. In città sono previsti anche raduni pro-Pechino, che rischiamo di aumentare la possibilità di scontri.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma.  Il 15 settembre, i manifestanti hanno chiesto anche a Londra di dialogare con la Cina, per costringere Pechino a onorare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale.

Gli attivisti pro-democrazia hanno 4 richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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