Erdogan: “Continueremo ad acquistare gas e petrolio dall’Iran”

Pubblicato il 27 settembre 2019 alle 15:32 in Iran Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayip Erdogan, ha promesso che Ankara continuerà ad acquistare petrolio e gas naturale dall’Iran, nonostante le sanzioni statunitensi.

“È impossibile per noi annullare le relazioni con l’Iran per quanto riguarda petrolio e gas naturale. Continueremo ad acquistare il nostro gas naturale da lì”, ha affermato Erdogan di fronte ad un gruppo di giornalisti turchi, prima di lasciare New York, dove ha partecipato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Erdogan ha ammesso che la Turchia ha avuto difficoltà ad acquistare petrolio da quando il settore “si è ristretto a causa delle minacce statunitensi”. “Ma su questo tema in particolare e su molte altre questioni, continueremo le nostre relazioni con l’Iran”, ha promesso, aggiungendo che Ankara ha addirittura cercato di aumentare il volume degli scambi con Teheran.

Tali dichiarazioni arrivano in un momento di particolare instabilità e criticità nella regione e, sopratutto, nei confronti dell’Iran. Da parte sua, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, nel corso del suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, di mercoledì 24 settembre, ha affermato che l’amministrazione statunitense sta violando l’accordo sul nucleare e ciò rappresenta un attacco alla sovranità di tutto il mondo. Rouhani ha poi sottolineato la necessità di porre fine alle sanzioni, con l’obiettivo di aprire la strada verso il dialogo. In particolare, è stato evidenziato che il popolo iraniano non si arrenderà all’aggressione e a dettami provenienti dall’estero, né è disposto a negoziare con un “nemico” che desidera spingere il proprio Paese a deporre le armi di fronte a povertà e sanzioni. Pertanto, Teheran si rifiuta di negoziare fino a quando le sanzioni, da parte statunitense, persisteranno. “Oggi è chiaro a tutti che gli Stati Uniti stanno voltando le spalle ai propri impegni, e l’Europa non è in grado di adempiere ai propri obblighi” ha affermato Rouhani.

Le relazioni tra Washington e Teheran hanno subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. In tale cornice, secondo il presidente USA, l’Iran continua a lanciare slogan contro gli Stati Uniti, invocandone la distruzione e, pertanto, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi. Non da ultimo, nel discorso tenuto di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 24 settembre, Trump ha invitato le nazioni di tutto il mondo a supportare le sanzioni contro l’Iran e a opporsi alla sua “bramosia di sangue”.

La “questione iraniana” è sicuramente un argomento centrale di questa sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nella sera del 23 settembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, a margine della prima riunione dell’Assemblea Generale, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che l’Iran è responsabile dell’attacco contro la produzione petrolifera di Aramco, in Arabia Saudita, del 14 settembre. La motivazione fa riferimento al fatto che “non vi è altra spiegazione” a tale assalto. “È giunto il momento per l’Iran di accettare un quadro di negoziati a lungo termine riguardanti il proprio programma nucleare e le questioni di sicurezza regionale, compresi i suoi programmi missilistici” è stato affermato dalle parti europee, le quali hanno altresì evidenziato la necessità, per l’Iran, di astenersi da un’ulteriore escalation e di impegnarsi a profondere sforzi diplomatici.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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