USA e Giappone siglano un accordo commerciale limitato

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 19:26 in Giappone USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, hanno firmato un “accordo commerciale limitato” che elimina alcune tariffe reciproche e scongiura l’aumento dei dazi nel settore automobilistico statunitense. 

Trump ha affermato che l’accordo, siglato il 25 settembre, aprirà i mercati giapponesi a circa 7 miliardi di dollari di prodotti USA ogni anno, grazie ad un taglio delle tariffe giapponesi su manzo, maiale, grano e formaggio statunitensi. Tuttavia, dopo la firma dell’accordo, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, ha dichiarato che le automobili, la principale causa del deficit commerciale da 67 miliardi di dollari degli Stati Uniti con il Giappone, non rientrano nell’accordo. Il Giappone ha chiesto ulteriori discussioni sulla riduzione delle tasse nel settore automobilistico, secondo quanto riferito da Lighthizer.

Il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi, che aveva negoziato l’accordo con Lighthizer, ha dichiarato: “Fintanto che l’accordo sarà attuato fedelmente, la Sezione 232 non sarà applicata. Questo è ciò che il Primo Ministro Abe ha confermato con il Presidente Trump durante la riunione del vertice”. L’applicazione della cosiddetta Sezione 232 avrebbe causato un aumento delle tariffe statunitensi. Inoltre, il governo giapponese ha affermato, in una dichiarazione, che ulteriori colloqui cercheranno di eliminare gli attuali dazi del 2,5% sulle auto giapponesi. Lighthizer, durante un precedente periodo presso l’Ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti (USTR), negli anni ’80, aveva contribuito a negoziare restrizioni volontarie all’esportazione sulle auto giapponesi, il che ha portato ad un aumento della produzione statunitense da parte delle case automobilistiche giapponesi. Tuttavia, il Giappone esporta ancora negli Stati Uniti circa 1,7 milioni di automobili all’anno, pari a circa il 10% delle vendite di veicoli statunitensi.

L’accordo del 25 settembre è stato accolto con cautela dai deputati statunitensi, sopratutto i più attenti alle questioni agricole, i quali hanno dichiarato di sperare di raggiungere un accordo più completo. Jackie Walorski, parlamentare repubblicano dell’Indiana, ha dichiarato che “l’accordo significherà meno ostacoli al commercio digitale e maggiore certezza che le costose tariffe automobilistiche non minacceranno i posti di lavoro americani né aumenteranno i prezzi per i consumatori”. I colloqui USA-Giappone, avviati un anno fa, hanno dovuto superare un importante ostacolo quando il Giappone ha cercato rassicurazioni sulle intenzioni statunitensi di imporre le tariffe della Sezione 232.

Il presidente USA, Donald Trump, è ansioso di offrire nuove opportunità nel mercato asiatico, sopratutto agli agricoltori statunitensi. La popolazione degli Stati Uniti impiegata nel settore primario rappresenta una fetta importante di elettori per il presidente. Questi non sono attualmente soddisfatti dell’amministrazione Trump, a causa delle tariffe di ritorsione della Cina sui semi di soia statunitensi e su altre materie prime agricole, imposte nel contesto della guerra commerciale tra i due Paesi. La guerra delle tariffe tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% che hanno particolarmente colpito le importazioni cinesi rispettivamente di acciaio e alluminio. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari.

Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Il 6 luglio 2018 gli Usa hanno imposto dazi addizionali del 25% su altri prodotti cinesi, per un valore di altri 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”. Dopo più di un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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