Sudan: arrestati 138 migranti africani diretti in Libia

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 15:46 in Immigrazione Libia Sudan

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In Sudan, le forze paramilitari hanno annunciato l’arresto di 138 migranti africani che tentavano di entrare “illegalmente” in Libia. Le persone erano per la maggior parte di nazionalità sudanese, etiope e ciadiana. Una dichiarazione delle Forze di Supporto Rapido del Sudan ha chiarito che i migranti sono stati intercettati mentre provavano ad attraversare il confine e sono stati tutti arrestati. Durante l’operazione, anche 6 veicoli appartenenti ai trafficanti libici che si occupavano del trasporto dei migranti sono stati sequestrati.

Le Forze di Supporto Rapido sudanesi (RSF) sono dispiegate al confine con la Libia con lo scopo di arrestare i trafficanti di esseri umani e impedirne il passaggio. Recentemente, però, gli agenti di tale forza paramilitare sono stati accusati di compiere in quelle aree, e in generale in tutta la regione del Darfur, gravi violazioni dei diritti umani e abusi ai danni della popolazione civile. Le RSF, che rappresentano una divisione della milizia Janjaweed, hanno anche sostenuto la fine del governo dell’ex presidente sudanese Omar al-Bashir, portando definitivamente alla sua deposizione, l’11 aprile. Secondo le stime, le Forze di Supporto Rapido contano circa 30.000 uomini sotto il comando del generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto con il nom de guerre di Hemedti. Le RSF combattono in Yemen dal 2015 al fianco dei sauditi e degli emiratini, entrambi sostenitori di Haftar, in cambio di denaro e armi. Tali unità paramilitari sono state mobilitate da al-Bashir durante il conflitto in Darfur iniziato nel 2003. Già allora erano state ritenute colpevoli di crimini contro l’umanità. Parallelamente, le Forze di Supporto Rapido sono considerate tra i responsabili della violenza dello scorso 3 giugno a Khartoum, quando i militari hanno utilizzato del gas lacrimogeno, per poi impiegare granate stordenti per disorientare gli attivisti. A quel punto, i militari hanno iniziato a sparare contro la folla, provocando un numero elevato di morti e feriti.

Il Sudan è al centro di una rotta migratoria chiave che collega l’Africa all’Europa. Da qui, i migranti raggiungono la Libia o l’Egitto dove prendono contatti con i trafficanti di esseri umani e, stipati da questi all’interno di barconi fatiscenti, tentano di intraprendere un rischioso viaggio verso l’Europa attraverso le acque del Mediterraneo. Venerdì 20 settembre, un migrante sudanese era stato ucciso da un colpo di arma da fuoco dopo essere arrivato in Libia in compagnia di altri 102. A renderlo noto era stata l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il cui team era presente in loco quando un gruppo di individui armati ha aggredito un centro di detenzione situato ad Abusitta, aprendo il fuoco sui migranti e colpendone uno allo stomaco. L’uomo è morto nonostante l’immediato intervento dell’équipe sanitaria dell’OIM.

Secondo le stime dell’organizzazione, sono circa 5.000 i migranti, tra cui donne e bambini, attualmente detenuti in Libia, e altri 3.000 in diverse zone di aperto conflitto tra le forze del governo tripolino e quelle dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), fedeli al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo parallelo di Tobruk, nella Libia orientale.

Il 13 settembre, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni aveva pubblicato un report riguardante la Libia, in cui veniva dichiarato che sono almeno 655.144 i migranti che sono stati censiti nel Paese nordafricano tra il 3 giugno ed il 4 agosto 2019, provenienti da 39 nazionalità diverse. Tra questi, l’8% è composto da minori, per il 33% non accompagnati. L’area geografica di origine principale è l’Africa sub-Sahariana, da cui parte il 62% dei migranti, provenienti soprattutto dal Niger, Paese di provenienza del 20% dei migranti. Gli altri maggiori punti di partenza sono Egitto, Chad, Sudan e Nigeria. Una volta arrivati in Libia, talvolta senza passare da nessun altro Paese, i migranti si stanziano prevalentemente nelle aree di Tripoli, Ejdabia e Murzuq.

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Chiara Gentili

di Redazione

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