Serbia: “Il numero di Stati che riconoscono il Kosovo diminuirà, ci stiamo lavorando”

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 13:17 in Kosovo Serbia

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Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha dichiarato di aver avviato dialoghi intensi “con altri Paesi” in merito alla revoca del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

Nello specifico, il presidente serbo ha dichiarato che se Pristina ha dichiarato di essersi presentata all’Assemblea generale dell’ONU “per ottenere nuovi riconoscimenti dell’indipendenza”, la Serbia può affermare “pubblicamente di lavorare su nuove revoche del riconoscimento”. “Loro fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro”, ha dichiarato Vucic.

Nello specifico, secondo Vucic, “Pristina mantiene alto l’impegno verso quello che considera il suo Paese, mentre la Serbia deve dimostrare che quello è il suo Paese”.

Dalla parte del Kosovo, ha dichiarato Vucic, però, oltre ai rappresentanti di Pristina, vi è anche l’Albania, e il suo ministro agli Affari Esteri, a cercare nuovi riconoscimenti. A tale riguardo, Vucic ha affermato che Tirana “ha dichiarato apertamente di essere andata a New York in qualità di lobbista per il Kosovo”, ma per Belgrado non c’è “nessun problema”, anche se sono “in pochi” a voler aiutare Belgrado, perché “in molti continuano a sottostimare la Serbia, ma la nostra risposta è efficace e responsabile”.

Vucic ha altresì anticipati di aver avuto modo di incontrare il presidente del Congo, Denis Sassou Nguesso, il quale si recherà presto in visita a Belgrado. Nel corso del vertice con Nguesso, il quale aveva rivelato di essere vicino al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, Vucic ha espresso il proprio pensiero, riuscendo, alla fine, a prevenire il riconoscimento di Pristina da parte di Brazaville.

Nel corso della giornata di giovedì 26 settembre, inoltre, è previsto l’incontro con il ministro per gli Affari Esteri della Russia, Sergey Lavrov, per preparare l’incontro con il premier russo, Dmitry Medvedev, che si terrà a Belgrado il 20 ottobre.

In vista del suo discorso di indirizzo al Dibattito generale, inoltre, Vucic ha anticipato che farà una “analisi di cosa sta accadendo nella regione e di cosa essa necessiti, ovvero pace, stabilità e uno sviluppo economico veloce”.

Nel frattempo, anche il ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dacic, ha annunciato che entro la fine dell’anno “il numero di coloro che riconoscono il cosiddetto Kosovo continuerà a diminuire” e arriverà ad essere “inferiore alla metà dei membri delle Nazioni Unite”.

L’annuncio giunge a seguito degli incontri tra Vucic e oltre 53 Stati dell’ONU, ma secondo l’agenda del Presidente, nei prossimi giorni i leader incontrati saranno oltre 100.

In virtù della sua campagna contro l’indipendenza del Kosovo, la Serbia è stata accusata di aver corrotto alcuni Paesi in cambio del loro ritiro del riconoscimento di Pristina. Nello specifico, Belgrado era stata accusata di aver concesso, in cambio di tale favore, l’esenzione del visto ai cittadini dei Paesi che revocavano il riconoscimento del Kosovo. Da parte sua, Belgrado aveva negato le accuse, rispondendo che l’esenzione dal visto è un simbolo di amicizia nei confronti di un Paese, nonché un segnale di reciproco rispetto” e che la mossa del governo rappresenta una “politica di apertura nei confronti del mondo”. 

Dal momento della sua indipendenza, il 17 febbraio 2008, al 27 luglio 2019, il Kosovo aveva ricevuto il riconoscimento della sua indipendenza da parte di 115 Paesi. Tuttavia, negli anni, 15 Paesi hanno revocato il riconoscimento del Kosovo, portando, al 17 agosto 2019, il totale a 100 Stati sui 193 delle Nazioni Unite. Il primo Stato ad aver ritirato il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo è stato il Suriname, il 27 ottobre 2017. In tale occasione, Dacic aveva reso noto che tale decisione era risultato di un lungo lavoro “e di molteplici conversazioni” tra i due Paesi.

Successivamente, hanno revocato il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo anche il Burundi, la Papua Nuova Guinea, il Lesotho, le Comore, la Dominica, il Grenada, le Isole Salomone, il Madagascar, la Repubblica di Palau, il Togo e la Repubblica Centrafricana.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. In tale contesto, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente anche dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro e di divergenza, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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