Principe ereditario saudita ammette di avere responsabilità nell’omicidio Khashoggi

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 18:13 in Arabia Saudita Turchia

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Il principe ereditario dell’Arabia Saudita ha affermato di essere responsabile dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi. “È accaduto sotto il mio controllo”, ha dichiarato il principe in un documentario che sarà trasmesso dal 1° ottobre. 

Il principe saudita, Mohammed bin Salman non aveva ancora parlato pubblicamente dell’omicidio, avvenuto all’interno del consolato saudita di Istanbul. “È successo sotto il mio controllo. Mi assumo tutte le responsabilità”, ha dichiarato a Martin Smith della PBS, secondo un’anteprima del documentario. “Il principe ereditario dell’Arabia Saudita” andrà in onda il 1 ° ottobre, in vista dell’anniversario della morte di Khashoggi.

Dopo le iniziali smentite, i sauditi hanno finito per incolpare alcuni agenti dell’omicidio. Il pubblico ministero ha dichiarato che l’allora vice capo dell’intelligence aveva ordinato il rimpatrio di Khashoggi, ma il principale negoziatore ha ordinato di ucciderlo, dopo che un colloquio con l’uomo era risultato fallimentare. Saud al-Qahtani, un ex consigliere reale, ha riferito di aver dato ordini su Skype agli assassini, secondo quanto affermato dal procuratore. Interrogato su come può essere avvenuto un omicidio senza che lui lo sapesse, il principe Mohammed ha risposto: “Siamo 20 milioni di persone. Abbiamo 3 milioni di impiegati governativi”. Nel documentario, inoltre, gli viene chiesto se gli assassini avessero avuto accesso a un jet privato del Regno. Il principe ereditario ha risposto: “Ho funzionari, ministri responsabili per queste cose. Hanno l’autorità per farlo”. 

Il quotidiano turco, Daily Sabah, ha pubblicato le trascrizioni delle registrazioni audio degli ultimi momenti di vita del giornalista. Le registrazioni, ottenute dall’intelligence turco e rese pubbliche lunedì 9 settembre, svelano le conversazioni tra la vittima e i suoi assassini. Khashoggi, un collaboratore del Washington Post che viveva negli Stati Uniti, si era recato consolato saudita a Istanbul per ritirare alcuni documenti per il suo futuro matrimonio. Quando è entrato nel consolato, Khashoggi sarebbe stato accolto da una persona che conosceva, prima di essere portato in una stanza, secondo il Daily Sabah. “Per favore, siediti. Dobbiamo riportarti a Riad”, ha detto Maher Abdulaziz Mutreb, un alto ufficiale dell’intelligence saudita, che è anche la guardia del corpo del principe ereditario del Regno, Mohammed bin Salman. “C’è un ordine dall’Interpol. L’Interpol ha chiesto il tuo rientro. Siamo qui per prenderti”, aggiunge Mutreb. Khashoggi, a quel punto, risponde: “Non ci sono azioni legali contro di me. La mia fidanzata mi sta aspettando fuori”. 

A novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi, avvenuta nel consolato saudita in Turchia, il 2 ottobre. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro nel regime del principe ereditario Mohammed bin Salman, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di 15 persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte. L’Arabia Saudita ha affermato che l’omicidio è stato portato a termine da una squadra di quindici agenti sauditi, ma sostiene che si sia trattato di un’operazione “canaglia” e che la leadership del Regno, in realtà, non fosse stata messa al corrente di tale iniziativa. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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