L’Iran all’Onu: le sanzioni, un attacco alla sovranità internazionale

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 11:19 in Iran USA e Canada

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, nel corso del suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, di mercoledì 24 settembre, ha affermato che l’amministrazione statunitense sta violando l’accordo sul nucleare e ciò rappresenta un attacco alla sovranità di tutto il mondo.

Rouhani ha poi sottolineato la necessità di porre fine alle sanzioni, con l’obiettivo di aprire la strada verso il dialogo. In particolare, è stato evidenziato che il popolo iraniano non si arrenderà all’aggressione e a dettami provenienti dall’estero, né è disposto a negoziare con un “nemico” che desidera spingere il proprio Paese a deporre le armi di fronte a povertà e sanzioni. Pertanto, Teheran si rifiuta di negoziare fino a quando le sanzioni, da parte statunitense, persisteranno. “Oggi è chiaro a tutti che gli Stati Uniti stanno voltando le spalle ai propri impegni, e l’Europa non è in grado di adempiere ai propri obblighi” ha affermato Rouhani.

A tal proposito, il capo di Stato iraniano non si è detto interessato a scattare una “foto commemorativa” con il capo della Casa Bianca, Donald Trump, in quanto gli USA hanno praticato un atto di “pirateria internazionale”, attraverso l’abuso del sistema bancario iraniano.

Non da ultimo, Rouhani ha sottolineato che la sicurezza e la pace nel Golfo, nel Mare di Oman e nello Stretto di Hormuz possono essere raggiunte attraverso la partecipazione dei Paesi della regione. Per quanto riguarda il piano di pace proposto dagli Stati Uniti, il cosiddetto “accordo del secolo” volto a porre fine al conflitto arabo- israeliano e a portare la pace in Medio Oriente, il presidente iraniano ha affermato che i piani dettati dagli Stati Uniti e dai sionisti sono destinati a fallire.

Infine, il capo di Stato ha parlato dell’Iran stesso, evidenziando che l’economia del Paese è sulla strada della stabilità, nonostante gli ostacoli affrontati nel corso dell’ultimo anno e mezzo, e che Teheran sta altresì assistendo ad una crescita economica.

Il discorso di Rouhani giunge dopo che un portavoce del governo iraniano, Ali Rubaie, aveva dichiarato, mercoledì 25 settembre, che Teheran era pronta ad offrire rassicurazioni sui mancati tentativi del Paese di acquisizione di armi nucleari. A tal proposito, l’Iran si era detto altresì disposto ad accettare lievi modifiche all’accordo sul nucleare del 2015, a condizione che Washington rientri nuovamente a farne parte e revochi le sanzioni imposte in precedenza.  “Se si porrà fine alle sanzioni, vi sarà spazio per rassicurazioni, con l’obiettivo di sbloccare la situazione di stallo. Anzi, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, proporrà lievi modifiche all’accordo” erano state le parole di Rubaie.

È del 20 settembre scorso la notizia inerente l’imposizione di sanzioni, da parte statunitense, alla Banca centrale iraniana, dopo circa una settimana dagli attacchi agli impianti petroliferi di Aramco, in Arabia Saudita. L’amministrazione USA ritiene che dietro l’offensiva, avvenuta il 14 settembre, ci sia il governo di Teheran, benché siano stati i ribelli sciiti Houthi a rivendicare gli attacchi e a dichiarare la loro responsabilità.

In tale cornice, a detta di Trump, l’Iran continua a lanciare slogan contro gli Stati Uniti, invocandone la distruzione e, pertanto, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi. Non da ultimo, nel discorso tenuto di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 24 settembre, Trump ha invitato le nazioni di tutto il mondo a supportare le sanzioni contro l’Iran e a opporsi alla sua “bramosia di sangue”.

Le relazioni tra Washington e Teheran hanno subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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