Israele: Gantz rifiuta negoziazioni con Netanyahu

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 12:18 in Israele Medio Oriente

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Il leader del partito Blue and White, Benny Gantz, ha affermato che non parteciperà ad alcun governo presieduto dal proprio rivale, il premier Benjamin Netanyahu, se questo verrà processato per corruzione.

In particolare, secondo quanto dichiarato da Gantz il 26 settembre, il proprio partito non può prendere parte a un governo il cui capo sta affrontando una serie di gravi accuse e questo deve essere preso in considerazione da Likud, il partito di Netanyahu. Inoltre, si tratta di una condizione e di un’idea di cui si dovrà tenere conto prima di procedere con la distribuzione delle quote in parlamento.

La dichiarazione di Gantz fa seguito alla decisione del presidente israeliano, Reuven Rivlin, il quale ha annunciato, il 23 settembre, di aver conferito al premier Netanyahu l’incarico di formare il nuovo governo. L’annuncio è giunto dopo il fallimento dei colloqui volti a formare un governo di unità tra il partito Likud di Netanyahu e il partito centrista guidato da Benny Gantz. Ora Netanyahu avrà 28 giorni per formare un governo, con la possibilità di proroga di 14 giorni.

Da parte sua, il leader centrista ha incolpato il proprio rivale di aver compromesso gli sforzi profusi dal capo di Stato per costituire un governo di unità nazionale, formato dai due principali partiti. Per Gantz, Netanyahu ha premeditato la formazione di un governo di destra e la partecipazione degli altri partiti all’alleanza, tra cui quelli ultra-ortodossi, rende difficile intraprendere negoziati. Non da ultimo, l’insistenza a formare un “blocco di destra” riduce altresì le possibilità di raggiungere un accordo sulle linee generali e sul programma del prossimo governo.

Le elezioni in Israele hanno avuto luogo il 17 settembre scorso. Secondo quanto emerso, la coalizione di destra/ ortodossa ha guadagnato 55 seggi, mentre il blocco opposto, di sinistra/centro/ arabo ne ha raggiunti 56. A questi si aggiunge il partito Yisrael Beytenu, con 9 seggi. Tuttavia, sin dall’inizio è stato sottolineato che senza un’alleanza tra almeno due di queste parti, nessuna coalizione sarebbe stata in grado di formare un esecutivo per la Knesset, in quanto non si è raggiunta la quota 61, pari alla maggioranza più uno. Il terzo partito di maggiore rilevanza è stato rappresentato dalla Joint Arab List, che ha ottenuto 12 seggi.

Per alcuni analisti e commentatori politici, formare un governo potrebbe essere difficile per Netanyahu, in quanto, avendo guadagnato solo 55 seggi, necessita dell’adesione di altri partiti minori o di parte dei membri di Blue and White e ciò è uno scenario improbabile. Se Netanyahu non riuscirà a formare un governo, Rivlin passerà l’incarico a Gantz, il quale, a detta degli analisti, sarà in grado di svolgere la missione solo attraverso persuasione e convincimento.

Nel suo primo discorso in seguito alle votazioni, Netanyahu ha affermato che Israele ha davanti a sé numerose sfide ed opportunità, rappresentate dal piano proposto dagli USA per risolvere il conflitto arabo-israeliano, il cosiddetto accordo del secolo, e la minaccia iraniana. Tutto ciò richiede la formazione di un governo sionista, forte e stabile, che si impegni negli interessi di uno Stato ebraico. Dal canto suo, la controparte di Blue and White ha affermato di essere riuscito nella propria missione mentre il proprio rivale Netanyahu ha fallito.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi mesi, il premier ha dovuto affrontare accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. La precedente campagna di Netanyahu si era basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori attori del panorama politico internazionale. In tale quadro, uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha portato al riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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