Hong Kong: Carrie Lam attesa al primo colloquio con i manifestanti

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 13:26 in Cina Hong Kong

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La leader di Hong Kong, Carrie Lam, terrà i primi colloqui pubblici con i manifestanti, giovedì 26 settembre. Tali misure rappresentano un tentativo di risolvere la crisi politica che continua ad alimentare proteste in tutta la città. 

La Lam, sostenuta da Pechino, terrà un incontro con 150 membri della comunità e a ogni partecipante saranno concessi circa 3 minuti per esprimere le proprie opinioni, secondo quanto hanno affermato le autorità cittadine. Si prevedono strette misure di sicurezza intorno al luogo dell’incontro, che è situato nel quartiere commerciale di Wan Chai, dove alcune scuole e aziende hanno pianificato di chiudere prima dell’inizio dell’incontro, previsto per le 11, ora locale. “Nella nostra società sono state aperte ferite profonde. Ci vorrà del tempo per guarire”, ha dichiarato Carrie Lam. “Ma rimane la speranza che il dialogo possa trionfare sul conflitto e che attraverso le decisioni del governo, la calma può essere ripristinata e la fiducia può essere ricostruita all’interno della comunità”, ha aggiunto il capo dell’esecutivo. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Durante gli ultimi mesi, i manifestanti, che solitamente sono mascherati e vestiti di nero, hanno lanciato bombe molotov negli uffici della polizia e del governo centrale, hanno preso d’assalto il Consiglio legislativo, bloccato strade per l’aeroporto, disegnato graffiti su edifici pubblici e acceso fuochi per strada durante alcuni raduni. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e diversi proiettili offensivi sparati in aria. 

Una delle questioni su cui le piazze si sono particolarmente soffermate, ad Hong Kong, è quella della violenza da parte delle forze dell’ordine. La polizia ha smentito più volte tali accuse, ma l’associazione per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, continua a fare appello al governo per lanciare indagini a tale riguardo. “Le prove lasciano poco spazio ai dubbi: in un’apparente desiderio di ritorsione, le forze di sicurezza di Hong Kong si sono impegnate in una serie inquietante di tattiche sconsiderate e illegali contro le persone durante le proteste”, ha dichiarato Nicholas Bequelin, direttore di Amnesty International per l’Asia orientale. “Ciò ha incluso arresti arbitrari e violenze contro le persone arrestate che si trovavano in custodia, alcune delle quali sono state torturate”, ha aggiunto. 

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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