Guyana: la Corte suprema impone al presidente elezioni anticipate

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 6:30 in America centrale e Caraibi

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Il presidente della Guyana David Granger dovrà indire elezioni anticipate, secondo quanto sentenziato dalla Corte di Giustizia dei Caraibi, il massimo organo giudiziario che il paese condivide con altri membri caraibici del Commonwealth, con sede a Port of Spain, Trinidad e Tobago.

Il capo dello stato del paese sudamericano ha incontrato i membri del suo gabinetto per stabilire le prossime mosse, mentre nel paese gli analisti e i politici speculano sulla data delle prossime elezioni, che Granger ha tentato di evitare in ogni modo. Il governo ha ammesso che il presidente ha discusso con i suoi ministri per “organizzare elezioni nazionali e regionali in Guyana nel più breve tempo possibile e con tutte le garanzie del caso”.

Il governo sembra deciso per convocare i cittadini alle urne il prossimo febbraio, secondo quanto dichiarato alla stampa dallo stesso Granger, ma manca ancora la conferma ufficiale.

Lunedì 23 settembre Patricia Scotland, segretario generale del Commonwealth, ha invitato il governo di Georgetown a fissare una data per le elezioni “immediatamente” per “ripristinare la legittimità costituzionale in Guyana”.

La Corte di Giustizia dei Caraibi ha stabilito che il voto di sfiducia nei confronti del governo del presidente Granger da parte del parlamento di Georgetown lo scorso dicembre è legittimo e impone al governo di organizzare nuove elezioni entro 90 giorni dalla sfiducia, termine “ampiamente scaduto”, tuttavia i novanta giorni partono da quanto la Commissione elettorale (GECOM) del paese dà il via libera, dicendosi pronta a organizzare le elezioni.  La GECOM finora non si è pronunciata, tanto che la Corte ha invitato “tutti gli attori politici e istituzionali della Guyana” a rispettare la sentenza “per ristabilire l’ordine costituzionale” nel paese.

La presidente della GECOM, Claudette Singh, nominata la scorsa settimana, aveva proposto di tenere le elezioni a febbraio 2020, una data che scontenta il Partito Popolare Progressita / Civico (PPP/C), la principale forza di opposizione del paese, che ha presentato la mozione di sfiducia di dicembre 2018. La stessa data che, tuttavia, il governo sembra deciso a considerare.

In una durissima nota congiunta USA, Regno Unito e Unione Europea hanno lamentato che “l’incertezza politica mina le istituzioni democratiche della Guyana, compromette le opportunità economiche e commerciali, allontana gli investitori, ritarda lo sviluppo”.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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