Guterres all’ONU: “Contro i terroristi del Sahel stiamo fallendo”

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 12:23 in Africa Burkina Faso Mali

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Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che la comunità internazionale e gli Stati dell’Africa occidentale stanno fallendo nel loro tentativo di arrestare la spirale di violenza che continua a diffondersi nella regione del Sahel per mano dei gruppi terroristici di matrice islamista. Le organizzazioni di al-Qaeda e dello Stato Islamico hanno rafforzato la loro presenza nell’area e minacciano la sicurezza dei Paesi dell’Africa occidentale, soprattutto Mali e Burkina Faso, rendendo il loro territorio ingovernabile e inasprendo gli scontri entici. La Francia era intervenuta nel 2013 per allontanare i militanti islamisti dal Nord del Mali, ma, invece che stabilizzarsi, la situazione è andata progressivamente ad aggravarsi.

“Siamo onesti, stiamo perdendo terreno di fronte al diffondersi della violenza”, ha affermato Guterres a margine della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. “So che siamo tutti molto preoccupati dalla continua escalation della violenza nel Sahel e dalla sua espansione nei Paesi del Golfo di Guinea”, ha aggiunto il Segretario Generale. Già a luglio, le Nazioni Unite avevano sottolineato che gli attacchi dei militanti islamisti si stavano diffondendo così velocemente in Africa occidentale che la regione avrebbe dovuto intraprendere sforzi militari maggiori rispetto a quelli attuali. La Francia possiede 4.500 soldati, inclusi nel comando militare Barkhane e operativi in Mali e Burkina Faso, mentre l’ONU dispone di una forza di peacekeeping che conta almeno 15.000 unità, tra soldati e polizia.

Una missione multinazionale volta a combattere il terrorismo nella regione è stata inaugurata nel 2017. Supportata dalla Francia, la forza militare del G5 Sahel riunisce truppe provenienti da Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso e Mauritania e si impegna a respingere i gruppi armati presenti nell’area, riportando la stabilità e la sicurezza. Tuttavia, a causa di gravi difficoltà finanziarie e della mancanza di addestramento ed equipaggiamento adeguati, la task-force del G5 Sahel soffre di limitata efficacia e conta, al momento, una forza numerica di 4.000 uomini, nettamente inferiore ai 5.000 inizialmente programmati.

Alla riunione delle Nazioni Unite, il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Kabore, ha sottolineato che il rischio di contagio verso altri Paesi della regione è molto alto. “I Paesi del G5 da soli non possono affrontare questa situazione”, ha dichiarato. Il Burkina Faso è un Paese dell’Africa Occidentale incastonato tra Stati come il Niger e il Mali, dove militanti islamisti sono soliti compiere attentati ad alto tasso di mortalità già da diversi anni. Incidenti terroristici sono sempre più frequenti anche nelle regioni meridionali del Paese, al confine con Stati come Togo, Benin, Costa d’Avorio e Ghana.

La Francia e la Germania hanno iniziato, il mese scorso, a dare maggiore spinta ai loro sforzi militari in Africa occidentale, rafforzando e addestrando più efficacemente le forze regionali e approfondendo la cooperazione con il blocco dell’ECOWAS e con i Paesi intorno al Lago Ciad. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha specificato che si tratta di iniziative volte a “migliorare le capacità degli Stati della regione in modo da renderli in grado di affrontare tale minaccia nel lungo periodo”. Il 15 settembre, in occasione del Summit Economico dell’ECOWAS, in Burkina Faso, i leader di diversi Paesi dell’Africa occidentale hanno annunciato la creazione di un fondo di 1 miliardo di dollari per combattere la minaccia islamista nel Sahel. L’iniziativa, da finanziare tra il 2020 e il 2024, è stata condivisa da tutti e 15 i Paesi della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale più Ciad e Mauritania, che si sono uniti all’incontro nella capitale burkinabé, Ouagadougou.

La forza francese Barkhane, che è presente in Mali dall’agosto 2014, è passata da 3.000 soldati a 4.500 nel 2018. Da quando le operazioni sono iniziate, circa 15 di loro sono stati uccisi in scontri mortali con i gruppi jihadisti. Come riporta il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, le regioni settentrionali del Mali, in gran parte non governate, insieme al centro del Paese e alle regioni di confine con il Burkina Faso e il Niger, sono le località più colpite dalle attività terroristiche. Nel corso dell’anno passato, le autorità di Bamako hanno continuato a fare molto affidamento sulla MINUSMA, la missione delle Nazioni Unite in Mali, e sulle forze francesi, per contribuire a stabilizzare e proteggere le regioni settentrionali.

La missione di peacekeeping MINUSMA è la più pericolosa tra tutte le missioni dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, risalente al 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel.

Nel 2017, l’operazione militare francese Barkhane ha continuato la propria missione antiterrorismo in tutta la regione del Sahel. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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