Egitto: i colloqui con l’Etiopia sulla GERD sono a un punto morto

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 13:26 in Egitto Etiopia

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Tra gli argomenti affrontati durante il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha sollevato la questione della diga GERD e ha sottolineato che la disputa non è ancora stata risolta. “Fino ad ora le negoziazioni sono state infruttuose”, ha detto il leader egiziano, aggiungendo che la sua speranza è quella che la comunità internazionale possa spingere tutte le parti dell’accordo ad essere aperte e flessibili. Il presidente ha aggiunto che per lui le acque del Nilo sono una questione di vita o di morte e ha affermato che, benché riconosca la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non hanno ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico. “Nel 2015 abbiamo firmato la Dichiarazione di principi che ha avviato i negoziati quadriennali per raggiungere un accordo sul processo di riempimento e gestione della diga”, ha detto al-Sisi. “Sfortunatamente, i negoziati non hanno raggiunto i risultati desiderati”, ha aggiunto, sottolineando che Il Cairo si impegnerà ancora per raggiungere un accordo che garantisca gli interessi di entrambi i Paesi.

Già il 16 settembre l’Egitto aveva reso noto che i colloqui con l’Etiopia sui lavori di costruzione della diga, ripresi il giorno precedente dopo circa un anno di stallo, non avevano portato ai risultati sperati. In quell’occasione, con una dichiarazione pubblica, il Ministero dell’Acqua egiziano aveva riferito che in due giorni di negoziati i Paesi, tra cui figura anche il Sudan, non erano riusciti a trattare gli aspetti tecnici del progetto.

L’Egitto ha proposto alla controparte di procedere con il riempimento del serbatoio della diga entro un periodo di 7 anni e ha chiesto che l’impianto rilasci circa 40 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno. Tuttavia, l’Etiopia ha immediatamente rigettato l’idea del governo egiziano, definendola “inappropriata” e “irrispettosa della sovranità etiope”. Il ministro dell’Acqua, dell’Irrigazione e dell’Energia di Addis Abeba, Sileshi Bekele, ha chiarito che il suo Paese insisterà affinché venga avanzata una proposta alternativa. “L’iniziativa del Cairo è stata presa unilateralmente, senza considerare i nostri accordi precedenti”, ha asserito Bekele. “Non possiamo essere d’accordo su questo punto e prepareremo una controproposta”, ha aggiunto il ministro. Il Cairo soddisfa la quasi totalità del suo fabbisogno idrico (il 90%) grazie al Nilo e vorrebbe che la GERD rilasciasse un volume d’acqua maggiore di quello che l’Etiopia intende garantirgli. 

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga sono ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il premier etiope Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. L’Egitto, tuttavia, ha sempre mostrato grande preoccupazione per la realizzazione della GERD che, a suo avviso, rischierebbe di intaccare la quota di circa 55 miliardi di metri cubi che Il Cairo rivendica sul Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo all’Egitto una percentuale maggiore. Pertanto, tali accordi vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, Il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi ritengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi.

A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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