Brexit, Bercow: “Clima peggiore dei miei 22 anni in servizio”

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 17:14 in Arabia Saudita Europa UK

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Il Parlamento inglese si è riunito, giovedì 26 settembre, per discutere, nella sua seconda giornata di lavori dopo la riapertura concessa dalla Corte suprema, del rispetto della legge che vieta l’uscita dall’UE senza un accordo, della posizione del governo in merito alla crisi di Hong Kong e della vendita di armi ai sauditi.

Prima di aprire i lavori, il presidente della Camera, John Bercow, ha dichiarato che quanto accaduto ieri in sede di sessione plenaria faceva respirare “l’atmosfera peggiore dei 22 anni in servizio presso la Camera”. Per tale ragione, il presidente ha riportato l’ordine tra i parlamentari, i quali dovranno confrontarsi “amabilmente” sul “problema politico più sfidante degli ultimi decenni” di cui è teatro il Regno Unito.

Nella seconda sessione del Parlamento, sono state 3 le “domande urgenti” approvate dalla Camera dei Comuni. In primo luogo, il deputato del Labour Party, Ian Murray, ha avuto modo di interrogare il premier, Boris Johnson, sul rispetto della legge approvata dal Parlamento il 9 settembre, la quale prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, il giorno precedente, il procuratore capo del Regno Unito, Geoffrey Cox, aveva già rassicurato i parlamentari in merito all’intenzione del governo di rispettare tale legge.

In risposta a Murray, tuttavia, non ha risposto Johnson, ma il sottosegretario per l’uscita dall’Unione, James Duddridge, il quale ha dichiarato che “il governo rispetterà la legge ed è sempre stato così”, ma rimane impegnato nel respingere la richiesta di una estensione dei termini per l’abbandono del blocco comunitario. Tuttavia, ha aggiunto Duddridge, “uno dei motivi per cui siamo giunti a un punto così basso è che abbiamo chiesto ai cittadini la loro opinione, mentre il Parlamento la sta ignorando”.

Successivamente, la deputata dell’opposizione, Catherine West, ha interrogato il Segretario agli Esteri, Dominic Raab, sulla crisi di Hong Kong, le cui mobilitazioni sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino.

A tale riguardo, Raab ha ribadito il sostegno da parte del governo inglese all’avvio di un dialogo politico tra il governo di Hong Kong e i manifestanti, senza che le richieste vengano “schiacciate con la forza”.

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, le quali non hanno finora trovato una risposta accomodante da parte del governo di Pechino. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. Parallelamente, gli attivisti chiedevano il ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, ma l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente tale proposta il 4 settembre.

Infine, dal partito scozzese di centro sinistra SNP, il deputato Chris Law ha avuto modo di interrogare la Segretaria di Stato per il Commercio, Liz Truss, in merito alle vendite illecite di armi ai sauditi, confessate da Truss lo scorso 16 settembre. Nello specifico, la segretaria di Stato aveva presentato le proprie scuse per aver infranto per 2 volte la promessa del governo di non esportare ai sauditi merce in grado di essere utilizzata nel conflitto in Yemen. Tale promessa risale al mese di giugno, quando il Consiglio dei ministri britannico aveva annunciato di bloccare le esportazioni in risposta all’azione legale di alcuni attivisti contro la decisione inglese di non applicare l’embargo.

Nel corso della seduta del Parlamento del 26 settembre, Truss ha ammesso altre 2 ulteriori violazioni, di cui una riguarda l’autorizzazione di una vendita di armi alla Giordania, ma che “non è ancora stata effettuata ed è stata revocata”.

Nel pomeriggio, i deputati hanno altresì votato contro la sospensione dei lavori del Parlamento per 3 giorni, richiesta dal governo al fine di partecipare alla conferenza del partito conservatore che si terrà a Manchester.  

I membri del Parlamento inglese sono tornati alle proprie attività mercoledì 25 settembre, dopo che la Corte Suprema ha emesso la sentenza in merito all’illeceità della sospensione dei lavori delle Camere. Una volta riprese le attività, la prima giornata dei lavori del Parlamento inglese è stata interamente incentrata sulle “domande urgenti” che i parlamentari volevano rivolgere al governo. Al fine di prendere parte ai lavori, Johnson è rientrato d’urgenza a Londra da New York, dove si trovava per la 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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