Arabia Saudita e USA discutono dell’invio di truppe nel Regno

Pubblicato il 26 settembre 2019 alle 15:06 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman, ha discusso con il Segretario alla Difesa degli USA, Mark Esper, delle disposizioni e modalità per l’invio di truppe statunitensi nel Regno saudita, a scopo difensivo.

Ciò è avvenuto nel corso di una conversazione telefonica del 25 settembre, come rivelato altresì dall’Agenzia di stampa saudita. Quest’ultima ha riferito le parole del principe saudita, secondo cui i recenti attacchi contro le infrastrutture petrolifere della compagnia saudita Aramco, del 14 settembre scorso, costituiscono un’escalation pericolosa, che richiede al mondo intero una posizione risoluta, al fine di preservare la pace e la sicurezza a livello internazionale.

Dal canto loro, gli Stati Uniti si sono detti disposti a fare tutto il necessario per aiutare il Regno a difendersi. Esper ha ribadito che la politica di aggressione dell’Iran mina la stabilità della regione mediorientale e, pertanto, deve essere frenata. Non da ultimo, gli attacchi contro Aramco sono stati definiti “una grande escalation dell’aggressione iraniana”. A tal proposito, il segretario statunitense ha ringraziato l’interlocutore saudita per l’aver accettato di partecipare alla coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, per la sicurezza e la salvaguardia della navigazione marittima nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nello stretto di Hormuz, oltre che per il proprio contributo a preservare il commercio internazionale.

In tale contesto, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Adel al-Jubeir, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 24 settembre, ha dichiarato che il proprio Paese dispone di prove che dimostrano l’impiego di armi iraniane negli attacchi contro Aramco e che vi sono ancora in corso consultazioni con gli Stati alleati per trovare modalità volte a rispondere all’accaduto. Non da ultimo, il ministro ha rivelato che in Arabia Saudita vi sono ancora esperti internazionali, inviati dalle Nazioni Unite, per svolgere indagini e che, pertanto, la mossa successiva verrà decisa una volta che si avranno i risultati.

Secondo quanto riferito da al-Jubeir, vi è un consenso a livello internazionale nel rifiutare il comportamento di Teheran e quanto accaduto, con riferimento all’attacco del 14 settembre, oltre che sulla necessità, per l’Iran, di rispettare il diritto internazionale. “Stiamo valutando le diverse opzioni e prenderemo una decisione adeguata” sono state le parole del ministro saudita.

È del 20 settembre scorso la notizia del Pentagono riguardante l’invio di truppe statunitensi in Arabia Saudita, con l’obiettivo di ingrandire le fila della Difesa area e missilistica nazionale. Gli equipaggiamenti militari, inviati a scopo principalmente difensivo, saranno inviati sia agli Emirati Arabi Uniti sia all’Arabia Saudita e comprenderanno batterie anti-missile, droni e jet caccia aggiuntivi. Washington starebbe inoltre considerando di tenere un portaerei nella regione permanentemente.

Il 14 settembre, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Gli Stati Uniti si sono uniti alle indagini volte a stabilire il reale responsabile degli attacchi.

In tale quadro, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, si è recato, il 18 settembre, in Arabia Saudita, nella città di Gedda, per intraprendere colloqui con i responsabili sauditi, volti a definire le opzioni più idonee per rispondere all’attacco del 14 settembre. Secondo un comunicato stampa, anche per Pompeo è l’Iran ad essere tra i responsabili e non i ribelli Houthi, ed è stato altresì sottolineato che quanto accaduto mette a rischio le forniture mondiali di energia. Inoltre, Pompeo ha affermato: “Per fortuna nessun cittadino americano è stato ucciso in quest’attacco ma ogni qualvolta si è di fronte ad un atto di guerra di tale tipo, c’è sempre il rischio che qualcosa possa accadere. È un attacco di una portata mai vista prima”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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