Yemen: Houthi continuano a violare la tregua a Hodeidah

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 9:02 in Medio Oriente Yemen

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Le milizie di ribelli sciiti Houthi hanno continuato, nella giornata del 24 settembre, a violare il cessate il fuoco stabilito in sede Onu su Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen.

In particolare, attraverso attacchi per mezzo di artiglieria pesante, gli Houthi hanno colpito le aree orientali di Hays, situata nel Sud di Hodeidah. Secondo quanto rivelato da fonti militari locali, sono state prese di mira soprattutto le postazioni delle forze congiunte presenti nell’area e tali offensive continue hanno causato diversi danni alle abitazioni e alle proprietà dei civili.

Un altro violento attacco ha riguardato il distretto di At Tuhayta, situato a Sud di Hodeidah, dove è stata presa di mira l’area costiera occidentale di al-Faza. Già lunedì 23 settembre, intensi bombardamenti avevano riguardato l’area montuosa dello stesso distretto costiero, dove sono state nuovamente prese di mira le postazioni delle forze congiunte.

Tale offensiva rappresenta un’ulteriore violazione del cessate il fuoco, avanzato precedentemente dalle Nazioni Unite. Secondo quanto riferito dal centro media dell’esercito yemenita, già dalla sera del 12 settembre, intensi bombardamenti, condotti per mezzo di artiglieria pesante, avevano preso di mira i quartieri residenziali di Hays ed il distretto di At Tuhayta.

Queste aree rappresentano due centri urbani di notevole importanza, nonché punti fondamentali per il passaggio di rifornimenti verso il Sud-Ovest e l’Est di Hodeidah, dove vi è un costante movimento di truppe ma altresì tentativi di attacco e bombardamenti violenti.

Tale ultima escalation giunge dopo che, il 9 settembre scorso, il Comitato delle Nazioni Unite per il coordinamento della ridistribuzione delle truppe a Hodeidah ha deciso di schierare squadre di monitoraggio in quattro punti della città. In particolare, dopo due giorni di riunioni, la commissione ha affermato di aver concordato l’attuazione di un meccanismo di tregua e cessate il fuoco, di cui si era già discusso in una riunione del 14 luglio scorso, quando i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da Hodeidah. Il 9 settembre la Commissione ha affermato di aver istituito un centro operativo congiunto presso la sede della missione Onu a Hodeidah, che includerà funzionari di collegamento e coordinamento di entrambe le parti coinvolte nel conflitto e delle Nazioni Unite. Tale centro si adopererà altresì per ridurre l’escalation di tensioni nell’area e per far fronte ai diversi avvenimenti sul campo.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

In tale quadro, il 24 settembre, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha rinnovato l’impegno dell’Onu a lavorare con le parti coinvolte nel conflitto yemenita per attuare pienamente l’accordo di Stoccolma, con l’obiettivo di raggiungere l’unità, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dello Yemen. Tali parole sono state rivolte al ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, durante un incontro tenutosi a margine della 74esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui sono state prese in esame le prospettive di una soluzione politica al conflitto nello Yemen. Dal canto suo, al-Hadrami ha sottolineato la necessità di compiere progressi concreti circa l’accordo di Hodeidah, in particolare per quanto riguarda le autorità locali, sia di sicurezza sia amministrative. Per il ministro, l’attuazione dell’accordo rappresenta la chiave per intraprendere eventuali consultazioni di pace. Non da ultimo, è stata evidenziata la necessità di far fronte al progetto espansionista iraniano nel Paese, rappresentato dal supporto ai ribelli Houthi.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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