Migranti, Ungheria: “Noi siamo con Salvini”

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 20:30 in Immigrazione Italia Ungheria

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Il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che la posizione sui migranti “rimane invariata” e che “corrisponde a quella dell’ex ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini”.

Nello specifico, Kovacs ha reso noto di condividere la posizione di Salvini anche in merito “agli ultimi sviluppi del vertice di Malta”, avvenuto lunedì 23 settembre, al quale hanno partecipato i ministri dell’Interno di Italia, Malta, Francia, Germania e Finlandia,

L’incontro era teso all’elaborazione di un meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti, al fine di porre fine alle prolungate trattative tra Stati che hanno causato il blocco, talvolta per settimane, di imbarcazioni con a bordo centinaia di persone in cerca di asilo.

Nello specifico, secondo quanto annunciato al termine dell’incontro dal ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, nel corso del summit a Malta i leader presenti hanno concordato su 4 punti principali.

Il primo sancisce l’obbligatorietà della redistribuzione dei migranti, la quale funzionerà con un meccanismo di ripartizione delle quote stabilite dai singoli Paesi che decideranno di sottoscrivere l’accordo. Il secondo punto prevede l’impiego di “tempi rapidi”, ovvero circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo. In terzo luogo, una volta definita la quota da ridistribuire, i migranti verranno direttamente registrati nel Paese di destinazione, che ne curerà anche i rimpatri, e non più in quello di primo approdo. Secondo quanto sottolineato dal ministro italiano, infine, l’accordo, che verrà ora presentato agli altri Paesi dell’UE, stabilisce anche “la rotazione volontaria dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi”, il che rappresenta, ha dichiarato Lamorgese, “un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea”.

In merito quanto concordato a Malta, Kovacs ha dichiarato che “il regime di ricollocamenti delineato lunedì promuove l’idea di una quota obbligatoria, distribuendo i clandestini prima ancora che arrivino nei porti europei”. Così facendo, ha aggiunto il portavoce, “l’Ue finanzierà ONG pro-immigrazione e, sebbene senza volerlo, metterà denaro nelle tasche dei trafficanti”.

Oltre a finanziare i trafficanti, ha dichiarato Kovacs, con le “quote dei migranti è quasi come se fossimo tornati al punto di partenza” e ciò costituisce “un fattore di attrazione in grado di incoraggiare milioni di persone a partire per l’Europa”.

Da parte sua, l’Ungheria ha altresì annunciato che “non si arrenderà” a difendere la propria posizione e i propri confini, nonostante i Paesi europei colpiti dal fenomeno migratorio siano “riusciti a riaccendere il dibattito”, tentando di fatto di “imporre l’agenda a favore dell’immigrazione”

Simili parole erano state già avanzate dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, lo scorso 16 settembre. In tale occasione, Szijjarto aveva anticipato che la decisione del governo italiano di aprire i confini dell’Europa ai migranti rappresenta un errore e che Budapest avrebbe tutelato i propri confini. Nello specifico, Szijjarto aveva commentato la decisione dell’Italia di aprire le frontiere quale “deplorevole” e “pericolosa”, ma soprattutto, aveva dichiarato il ministro degli Esteri ungherese, “dopo aver lasciato entrare in massa i migranti irregolari, l’Italia vuole anche redistribuirli tra i Paesi membri dell’UE”. Ciò, aveva spiegato Szijjarto, “rappresenta un ulteriore tentativo di esercitare pressione sugli Stati membri dell’UE sull’approvazione del meccanismo di ripartizione dei migranti al quale l’Ungheria si oppone”. Budapest, aveva specificato il ministro, “non accetterà alcun tipo di quota e difenderà i propri confini con tutti i mezzi a disposizione”.

A seguito di tali dichiarazioni, Di Maio aveva risposto ufficialmente all’omologo ungherese, il cui giudizio sull’Italia è stato definito “del tutto strumentale”.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 22 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 74.995, di cui 60.137 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909, di cui 640 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 22 settembre 2019, sono giunti 37.840 migranti in Grecia, 21.093 in Spagna, 6.839 in Italia, 4.944 a Cipro e 2.708 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 24%. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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