L’Iran pronto ad un protocollo aggiuntivo all’accordo sul nucleare

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 15:35 in Iran USA e Canada

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Un portavoce del governo iraniano, Ali Rubaie, ha dichiarato, mercoledì 25 settembre, che Teheran è pronta ad offrire rassicurazioni sui mancati tentativi del Paese di acquisizione di armi nucleari.

A tal proposito, l’Iran si è detto altresì disposto ad accettare lievi modifiche all’accordo sul nucleare del 2015, a condizione che Washington rientri nuovamente a farne parte e revochi le sanzioni imposte in precedenza.  “Se si porrà fine alle sanzioni, vi sarà spazio per rassicurazioni, con l’obiettivo di sbloccare la situazione di stallo. Anzi, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, proporrà lievi modifiche all’accordo” sono state le parole di Rubaie.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. In particolare, l’acquisto di petrolio è tornato ad essere sanzionato dagli Stati Uniti, riducendo la domanda internazionale di greggio iraniano e quindi le esportazioni della Repubblica Islamica, il quarto produttore di oro nero dell’OPEC. L’obiettivo americano è quello di portare a zero le esportazioni di petrolio iraniane.

Secondo quanto riportato anche dal canale televisivo iraniano TV Press, il 25 settembre, l’emendamento proposto dall’Iran all’accordo sul nucleare richiede l’approvazione anticipata di un protocollo aggiuntivo da parte del parlamento iraniano, oltre all’accettazione del Congresso degli Stati Uniti di revocare tutte le sanzioni. Anche Rouhani ha confermato ai media statunitensi tale ipotesi, dichiarando: “Sarei pronto a prendere in considerazione cambiamenti, aggiunte o emendamenti, una volta revocate le sanzioni”.

Tuttavia, il 24 settembre, il capo della Casa Bianca si è detto fermo nella propria posizione, circa la questione Iran e la relativa crisi. Allo stesso tempo, Trump ha evidenziato la necessità di impedire a Teheran di ottenere armi nucleari e ha promesso di inasprire le sanzioni se non vi sarà un cambio di comportamento dalla propria controparte, anche nell’ambito di questioni regionali. È del 20 settembre scorso la notizia inerente l’imposizione di sanzioni, sempre da parte statunitense, alla Banca centrale iraniana, dopo circa una settimana dagli attacchi agli impianti petroliferi di Aramco, in Arabia Saudita. L’amministrazione USA ritiene che dietro l’offensiva, avvenuta il 14 settembre, ci sia il governo di Teheran, benché siano stati i ribelli sciiti Houthi a rivendicare gli attacchi e a dichiarare la loro responsabilità.

In tale cornice, a detta di Trump, l’Iran continua a lanciare slogan contro gli Stati Uniti, invocandone la distruzione e, pertanto, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi.

Nelle ultime settimane, vi è stata una crescente escalation della questione del nucleare, che ha visto il suo apice lo scorso 6 settembre, quando il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, ha inviato una lettera all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, in cui veniva affermato che l’Iran aveva ufficialmente revocato tutte le restrizioni in materia di ricerca e sviluppo sul nucleare, compiendo un nuovo passo verso la riduzione dei propri adempimenti circa l’accordo sul nucleare del 2015.

Tuttavia, l’11 settembre, Rouhani non ha escluso la possibilità di ritornare indietro sui suoi passi, affermando che potrebbe nuovamente adempiere ai propri impegni, nel caso in cui “un accordo con l’Europa diventi definitivo”, lasciando alludere alla presenza di un accordo preliminare che necessita dell’approvazione degli Stati Uniti per entrare in vigore.

“Rafforzare l’accordo sul nucleare e mettere in sicurezza i corridoi marittimi del mondo, tra cui quelli del Golfo e del mare di Oman, rappresentano due grandi obiettivi, negli interessi del mondo intero e anche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti” aveva altresì dichiarato Rouhani, il quale aveva poi aggiunto che l’accordo sul nucleare rappresenta un’ottima opportunità per coloro che investono nella crescente economia iraniana.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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