Libia: 11 terroristi uccisi dalle forze statunitensi

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 13:05 in Libia USA e Canada

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Le forze statunitensi hanno reso noto, mercoledì 25 settembre, l’uccisione di 11 presunti terroristi, legati allo Stato Islamico, nella città di Murzuq, situata nel Sud della Libia.

L’attacco da parte statunitense, il secondo in meno di una settimana, è stato condotto il giorno precedente all’annuncio, il 24 settembre. Nello specifico, il 19 settembre, le forze americane hanno dichiarato l’uccisione di altri militanti dell’ISIS nella medesima città libica. In tale operazione, sono stati 8 i presunti terroristi uccisi.

Il direttore delle operazioni del comando statunitense in Africa (AFRICOM), il maggiore generale William Gayler, ha affermato, in merito all’operazione del 24 settembre, che l’attacco aereo è stato condotto con l’obiettivo di eliminare terroristi dello Stato Islamico e impedire loro di colpire il popolo libico. In tale quadro, Washington ha più volte affermato che non permetterà ai militanti dell’ISIS di sfruttare il conflitto interno alla Libia per proteggersi.

Secondo quanto riportato anche dal quotidiano arabo Ashark al-Awsat, membri affiliati allo Stato Islamico si sono ritirati nel deserto del Sud della Libia sin da quando il gruppo terroristico ha perso la propria roccaforte nella città costiera di Sirte, il 6 dicembre 2016. Inoltre, lo scorso 8 luglio, il distretto militare di Sabha, situato nel Sud-Ovest della Libia, a circa 640 km a Sud di Tripoli, aveva dichiarato di aver sollevato lo stato di allerta, in seguito all’individuazione di gruppi affiliati all’ISIS che si stavano muovendo nell’area.  

Un deputato del parlamento di Sabha, Jibril Uhida, in tale occasione, aveva affermato che la situazione del Sud della Libia è una “catastrofe”. Il deserto è diventato un focolaio di bande criminali affiliate allo Stato Islamico e dei restanti membri di Al-Qaeda, in fuga da Sirte, Bengasi e Darna, nonché alleati con la tribù etnica dei Tubu del Ciad, Niger e Libia.  A detta del deputato, questi ricevono il sostegno sia delle milizie di Misurata sia del governo di Tripoli e sono pronti a prendere il controllo delle aree dei giacimenti petroliferi e dei porti, sostenuti altresì da Turchia e Qatar.

Uno degli ultimi attacchi in Libia da parte ISIS si è verificato il 4 maggio scorso, contro una base militare dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) nella città di Sabha, ed ha causato la morte di 9 soldati, alcuni decapitati e altri fucilati. Nello stesso mese, il 19 maggio, una nuova offensiva dello Stato Islamico ha colpito un oleodotto della Zueitina Oil Company, situato vicino la cittadina di Zella, posto a circa 760 km a Sud-Ovest di Tripoli, causando la morte di 2 forze di sicurezza e un soldato.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

A tal proposito, il Global Terrorism Index 2018 ha inserito la Libia al 13esimo posto tra i Paesi che subiscono maggiormente la minaccia terroristica, con un indice pari a 6,98 su 10. Nonostante le capacità militari dello Stato Islamico siano notevolmente diminuite, il gruppo terroristico è ancora in grado di condurre attacchi contro obiettivi occidentali locali e nella regione circostante. Nel video-messaggio diffuso il 29 aprile dall’ISIS, il leader supremo Abu Bakr al-Baghdadi ha fatto riferimento alla Libia, affermando che, nonostante la sconfitta di Sirte, l’ISIS tornerà forte grazie ad una guerra di logoramento.

Inoltre, il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano ha inserito la Libia nella lista tra i Paesi considerati un rifugio sicuro del terrorismo internazionale, motivando tale scelta con la mancanza di controllo di vasti territori che, secondo l’intelligence americana, costituiscono luoghi favorevoli alla proliferazione del terrorismo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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