Le Isole Marshall sottolineano il buon rapporto con Taiwan e condannano la Cina

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 16:26 in Cina Taiwan

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Le Isole Marshall hanno confermato, mercoledì 25 settembre, i buoni legami diplomatici con Taiwan, in una gradita dimostrazione di sostegno al presidente Tsai Ing-wen, dopo che due Stati del Pacifico avevano tagliato i rapporti con Taipei. 

In una dichiarazione, i rappresentanti delle Isole Marshall hanno affermato di aver adottato una risoluzione per ribadire il loro “profondo apprezzamento per il popolo e il governo di Taiwan”. “Abbiamo visto tutti i tentativi della Cina di espandere il proprio territorio e la propria impronta, e questo dovrebbe essere di grande preoccupazione per i paesi democratici”, ha affermato il presidente, Hilda Heine. Il ministero degli Esteri di Taiwan non ha ancora commentato tali dichiarazioni, ma Taipei aveva ugualmente denunciato la Cina per aver manipolato i piccoli Stati del Pacifico con promesse d’investimento. A Pechino, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha risposto affermando che la cooperazione con la Cina è stata accolta con grande favore dalla popolazione e ha apportato benefici reali alle isole del Pacifico.

Taiwan e Kiribati hanno annunciato l’interruzione dei legami diplomatici, venerdì 20 settembre. Kiribati è una repubblica insulare situata nel Pacifico centrale e ha una popolazione di 115.000 abitanti. Secondo Taiwan, la Cina avrebbe offerto la fornitura di aeroplani e traghetti per spingere la piccola repubblica insulare a cambiare la sua posizione su Taipei. “Secondo le informazioni ottenute da Taiwan, il governo cinese ha già promesso di fornire fondi per acquistare numerosi aerei e traghetti commerciali, spingendo così Kiribati a cambiare le proprie relazioni diplomatiche”, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Taiwan. Tali cambiamenti hanno destato sospetti sulla possibile influenza di Pechino sul piccolo Paese asiatico anche negli analisti della regione. L’isola ad oggi intrattiene relazioni formali con solo 15 Stati: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. 

La decisione della repubblica di Kiribati è stata un colpo particolarmente duro per Taipei, considerando che, il 16 settembre, anche le Isole Salomone avevano annunciato che avrebbero tagliato i rapporti con Taiwan. Anche questa decisione è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo. Il 19 settembre, il piccolo Stato di Tuvalu, nel Pacifico meridionale, ha nominato un nuovo primo ministro. Il precedente premier, Enele Sopoaga, non è stato riconfermato, in una mossa imprevista dagli analisti, che suggeriscono che la motivazione sia da ritrovare nel fatto che il politico è stato un forte sostenitore di Taipei, mentre era in carica. Intanto, Kiribati è il settimo Paese che recide i legami diplomatici con Taiwan, da quando la presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, è stata eletta, il 20 maggio 2016. Burkina Faso, Repubblica Dominicana, Sao Tome e Principe, Panama ed El Salvador hanno tutti preso decisioni simili negli ultimi 3 anni. Tsai sta affrontando una dura battaglia per le nuove elezioni, previste per gennaio 2020, a causa delle numerose critiche per la sua gestione del rapporto con Pechino.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale. Dal 2016, a governare l’isola è il Partito Democratico Progressista, favorevole all’indipendenza e all’autonomia da Pechino.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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