Kosovo: Thaci incontra gli Stati Uniti, speranze di integrazione euroatlantica

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 17:26 in Kosovo USA e Canada

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Il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, ha incontrato il suo omologo degli Stati Uniti, Donald Trump, nel corso del ricevimento per i partecipanti alla 74esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

In occasione del ricevimento, avvenuto nella serata di martedì 24 ottobre, Thaci ha avuto modo di partecipare a un breve vertice con l’omologo americano, al quale il capo di Stato kosovaro ha portato i ringraziamenti del proprio Paese per il continuo sostegno ricevuto dagli Stati Uniti.

Nello specifico, Thaci ha aggiunto che “il sostegno degli Stati Uniti è stato determinante per il Kosovo, inizialmente per la sopravvivenza e poi per dar vita ai desideri di libertà e indipendenza”.

In tale contesto, ha dichiarato il capo di Stato kosovaro, “la continuazione del supporto degli Stati Uniti è essenziali per preservare la pace e la stabilità nel Balcani occidentali e nel resto dell’Europa”.

Nel corso della propria permanenza a New York, il capo di Stato del Kosovo ha altresì avuto modo di incontrare il sottosegretario agli Affari Europei ed Euroasiatici degli Stati Uniti, Philip Reeker, e l’Inviato speciale per i Balcani occidentali, Metthew Palmer, con i quali Thaci ha dibattuto dei recenti sviluppi politici del proprio Paese.

Nello specifico, il presidente del Kosovo ha informato i funzionari americani che i partiti politici e le istituzioni del Kosovo “si impegneranno per formare il nuovo governo il prima possibile”, al fine di “affrontare i bisogni urgenti e le sfide del Kosovo”. Tutto ciò sarà possibile perché, ha sottolineato Thaci, Pristina ha costruito “una tradizione di elezioni libere, giuste e democratiche”.

Da parte sua, il sottosegretario agli Affari Europei ed Euroasiatici americano ha dichiarato che gli Stati Uniti “rimangono interessati e impegnati ad assicurare la pace e la stabilità nei Balcani occidentali”, nell’ottica di un futuro europeo.

In riferimento all’avvenuta nomina di Palmer, Thaci ha avuto modo di ribadire la propria gratitudine verso gli Stati Uniti, dal momento che “è un segno del fatto che Washington si impegni ancora nell’assicurare la pace e lo sviluppo dei Balcani occidentali”. La nomina di Palmer, ha specificato Thaci, dà al Kosovo “garanzia e fiducia nell’avvio del dialogo con la Serbia e nel futuro euroatlantico del Paese e della regione”.

Il nuovo Rappresentante speciale degli Stati Uniti per i Balcani Occidentali, Matthew Palmer, era stato nominato dal  Dipartimento di Stato americano venerdì 30 agosto. Tale nomina aveva evidenziato il ritorno dell’attenzione degli Stati Uniti sulla regione dei Balcani, caratterizzata da profonda instabilità sin dalla dissoluzione della Iugoslavia. Nello specifico, l’ufficio del portavoce del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva reso noto in occasione della nomina che il nuovo ruolo di Palmer avrebbe consentito agli Stati Uniti di disporre di qualcuno in grado di guidare gli Stati Uniti nelle loro azioni diplomatiche “a supporto della pace, della stabilità e della prosperità nella regione”. Parallelamente, la creazione di tale ruolo consentirà a Washington di rivolgere la propria attenzione anche all’integrazione dei Paesi dei Balcani nelle principali istituzioni dell’Occidente.

Tale nomina, però, giunge in un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina di Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. In tale contesto, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente anche dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro e di divergenza, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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