Hong Kong: manifestanti accusati di rivolta e scontri violenti appaiono in tribunale

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 17:59 in Cina Hong Kong

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Dozzine di partecipanti alle manifestazioni anti-governative di Hong Kong sono apparsi in tribunale, mercoledì 25 settembre, accusati di rivolta e scontri violenti, per i fatti relativi alle proteste del 28 luglio di fronte all’ufficio della rappresentanza cinese. 

In tale occasione, migliaia di persone si erano riunite per protestare. Molti di questi erano giovani, indossavano caschi e maschere antigas e hanno demolito cartelli stradali e recinzioni che hanno poi usato per formare barricate improvvisate per rallentare la polizia.Una settimana prima, il 21 luglio, avevano imbrattato slogan le pareti dell’ufficio di collegamento e lanciato bombe alla vernice. Durante l’udienza del 25 settembre, il giudice ha rinviato il caso al 19 novembre, dopo che i pubblici ministeri avevano dichiarato di aver bisogno di più tempo per studiare le 35 ore di video della giornata. I 44 imputati sono stati rilasciati su cauzione.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Durante gli ultimi mesi, i manifestanti, che solitamente sono mascherati e vestiti di nero, hanno lanciato bombe molotov negli uffici della polizia e del governo centrale, hanno preso d’assalto il Consiglio legislativo, bloccato strade per l’aeroporto, disegnato graffiti su edifici pubblici e acceso fuochi per strada durante alcuni raduni. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e diversi proiettili offensivi sparati in aria. 

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

Le immagini di violenza da Hong Kong, trasmesse in tutto il mondo rappresentano un enorme imbarazzo per Pechino, pochi giorni prima del 70° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese, le cui celebrazioni avverranno il 1 ottobre. Il governo di Hong Kong ha già annullato un grande spettacolo pirotecnico previsto per tale data, in caso di ulteriori scontri. La Cina, che mantiene un presidio dell’Esercito popolare di liberazione a Hong Kong, ha affermato di avere fiducia nel leader della città, Carrie Lam, per risolvere la crisi. L’organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha accusato la polizia di Hong Kong di aver effettuato torture e altri abusi ai danni dei manifestanti. La polizia nega le accuse e afferma di aver mostrato moderazione di fronte alle crescenti violenze delle piazze.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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