Egitto: al-Sisi all’Onu e le minacce senza precedenti

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 17:37 in Africa Egitto Medio Oriente

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, nel discorso pronunciato, il 24 settembre, alla 74esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato che il proprio Paese dispone di un piano ambizioso per il progresso sociale e la lotta al terrorismo.

In particolare, al-Sisi ha sottolineato che l’incontro dell’Assemblea giunge in un momento delicato per il mondo intero, in cui si assiste a crescenti sfide. Tuttavia, l’Egitto vanta alle spalle un’esperienza nazionale pionieristica per quanto riguarda lo sviluppo della società, la lotta al terrorismo e le riforme economiche, e, a detta del presidente, il piano di cui dispone il proprio Paese ha ottenuto il sostegno del popolo egiziano.

Al-Sisi ha poi messo in luce il ruolo dell’Egitto in diversi contesti, in primis all’interno delle Nazioni Unite. Rilevante è altresì la posizione del Cairo nell’Unione africana, che attualmente presiede, nonché il suo ruolo nella Lega Araba, in cui ci si impegna ad affrontare le sfide che interessano il mondo intero. A tal proposito, il presidente egiziano ha invitato le istituzioni finanziarie internazionali e regionali a sostenere lo sviluppo in Africa.

Nel suo discorso, al-Sisi ha rivolto lo sguardo anche al Sudan, sottolineando l’importanza di rimuovere il nome di tale Paese dall’elenco dei Paesi sostenitori del terrorismo. Non da ultimo, ha esortato i propri interlocutori ad assumere una posizione risoluta circa le questioni legate a Libia, Siria e Yemen, con l’obiettivo di giungere ad una soluzione inclusiva. A tal proposito, per al-Sisi, è necessario porre fine all’ingerenza straniera da parte di entità esterne, che cercano di minare la sicurezza del mondo arabo, ponendo minacce senza precedenti. Queste sono state rappresentate, nell’ultimo periodo, sia da pericoli per la navigazione nel Golfo Persico sia da attacchi a infrastrutture petrolifere, con riferimento all’accaduto del 14 settembre in Arabia Saudita.

Per quanto riguarda la Libia, è stata evidenziata la necessità di affrontare il problema alla radice e di trovare una soluzione globale, attuando tutte le disposizioni prese in sede Onu, unificando le istituzioni statali libiche e affrontando la presenza di milizie straniere ed il grave squilibrio nella distribuzione di ricchezza. Per la Siria, invece, al-Sisi ha affermato che non c’è più tempo da perdere e l’Egitto ha accolto con favore la decisione riguardante l’istituzione di un comitato costituzionale che potrebbe porre fine al perdurante conflitto.

Circa la questione palestinese, è stato affermato che l’assenza di soluzione giusta non solo alimenta ancora di più le sofferenze del popolo palestinese, ma comporta altresì l’esaurimento delle risorse dei Paesi arabi e del Medio Oriente. Per il presidente egiziano, il mondo arabo è aperto a una pace giusta e globale, e l’iniziativa di pace araba esiste ancora. Ciò significa che vi è ancora la possibilità di intraprendere una nuova fase in Medio Oriente.

Il capo di Stato egiziano ha poi fatto accenno alla questione della diga nota col nome Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), ovvero il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano che ha suscitato diverse tensioni con l’Etiopia ed il Sudan. A tal proposito, al-Sisi ha affermato che le acque del Nilo rivestono una grande importanza per l’Egitto e, pertanto, tutta la comunità internazionale è invitata a svolgere un ruolo costruttivo affinchè si possa trovare una soluzione che soddisfi tutte le parti coinvolte.

Il presidente egiziano ha poi sottolineato la necessità di frenare coloro che sostengono il terrorismo con denaro o armi, o fornendo paradisi sicuri e piattaforme mediatiche, facilitando altresì lo spostamento di milizie terroristiche da un posto all’altro del mondo. Infine, al-Sisi ha altresì invitato i propri interlocutori a trovare un meccanismo che possa ovviare alle carenze del processo decisionale del Consiglio di Sicurezza e che ponga altresì fine all’ingiustizia storica in cui riversa il continente africano.

Il discorso di al-Sisi all’Onu giunge in un momento delicato per l’Egitto, che vede il presidente coinvolto nello scandalo “Palacegate”, da cui è scaturita una violenta ondata di manifestazioni, che ha portato a circa 1300 arresti in tutto il Paese, dallo scorso 20 settembre. L’ondata di dissenso è stata scatenata dalla diffusione di filmati, il 2 settembre scorso, che dimostrano quanto profonda e radicata sia la corruzione tra gli ambienti militari e governativi del Paese. I video, diventati virali, sono stati rilasciati da Mohammed Ali, ex appaltatore di progetti militari in Egitto, e hanno provocato un notevole aumento delle critiche nei confronti del presidente, il cui operato è stato raramente messo in discussione nel corso degli anni, sin dalla sua ascesa dell’8 giugno 2014. In particolare, il leader egiziano avrebbe utilizzato fondi pubblici per costruire palazzi lussuosi per sé e per la propria famiglia. Al-Sisi, da parte sua, ha sminuito le accuse di Ali definendole “bugie”, affermando che tali palazzi sono stati costruiti per lo Stato. Tuttavia, l’hashtag #ThatsEnoughSisi è diventato virale ed ha guadagnato più di un milione di tweet nel giro di 24 ore.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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