Bolsonaro: l’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità, è nostra

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 10:33 in America Latina Brasile

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“L’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità, ma dei paesi in cui si trova” – ha affermato il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, prendendo la parola all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, aggiungendo che chi sostiene il contrario “ha un approccio colonialista nei confronti dell’Amazzonia, del Brasile, dell’America Latina” tutta. 

Bolsonaro ha anche negato che l’Amazzonia “sia stata devastata dal fuoco” e ha accusato alcuni paesi di comportarsi “in maniera colonialista” rispetto al Brasile. “Invece di aiutarci, alcuni paesi si comportano in modo irrispettoso e coloniale attaccando la nostra sovranità”, ha detto il presidente, aggiungendo che non avrebbe nominato questi paesi “per rispetto”, ma puntando direttamente il dito contro l’Europa occidentale. “L’Amazzonia brasiliana è grande quanto l’Europa occidentale – ha affermato Bolsonaro – e a differenza di questa è praticamente intatta”.

Senza nominare direttamente il presidente francese Emmanuel Macron, Bolsonaro ha accusato chi “al G7 di Biarritz proponeva sanzioni contro il Brasile senza neanche prendersi il disturbo di ascoltarci”, ed ha ringraziato invece il presidente statunitense Donald Trump definito “un amico” per “aver respinto e bloccato questa proposta assurda”.

“Qualsiasi iniziativa per proteggere l’Amazzonia deve includere il pieno rispetto della sovranità di Brasile” – ha ribadito il capo dello stato brasiliano.

Giunto a New York additato come uno dei principali responsabili dei problemi ambientali al centro dell’agenda, Bolsonaro ha reagito attaccando. Di fronte alle critiche per la sua gestione degli incendi devastanti in Amazzonia, ha sostenuto che il suo governo “è profondamente impegnato nella salvaguardia dell’ambiente e nello sviluppo sostenibile”. Ha attribuito gli incendi a “tempo secco e venti” e ha ricordato che “anche le popolazioni indigene e locali usano il fuoco come parte della loro cultura”.

Bolsonaro ha sostenuto che mantenere intatto il territorio indigeno, che occupa il 14% della terra del paese, “non fa che aumentare la povertà e l’isolamento di queste comunità”, e ha respinto “qualsiasi tentativo di strumentalizzare le questioni ambientali o le politiche indigene per favorire interessi politici ed economici stranieri mascherati da buone intenzioni”. “Sfortunatamente, alcune persone, sia all’interno che all’esterno del Brasile, con il sostegno delle ONG, insistono nel trattare e mantenere i nostri popoli indigeni come uomini delle caverne” – ha denunciato.

Nel suo intervento Bolsonaro ha duramente attaccato “il socialismo” come principale causa della povertà e dell’arretratezza nelle Americhe. Il capo dello stato ha difeso il suo “nuovo Brasile che riaffiora dall’abisso del socialismo”. Un’ideologia che, secondo il presidente, ha fatto precipitare il Paese in “uno stato di corruzione massiccia, recessione economica, alta criminalità e incessanti attacchi contro i valori della famiglia e della religione”.

Il socialismo, ha insistito Bolsonaro, “è ancora in vigore e deve essere sconfitto” in Venezuela e a Cuba, fattori di destabilizzazione per tutta l’America Latina e i Caraibi. Bolsonaro ha portato l’esempio del Venezuela, che “era una democrazia viva e dinamica e oggi subisce la crudeltà del socialismo”. Il presidente ha respinto il “politically correct” e ha invitato le Nazioni Unite a combattere “questo ambiente ideologico che mina i principi di base di dignità umana”.

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Italo Cosentino, interprete di portoghese

di Redazione

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