Balcani: Albania e Macedonia verso l’ingresso in UE

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 13:29 in Balcani Europa Germania

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I partiti della coalizione di governo della Germania hanno deciso di autorizzare la Macedonia del Nord e l’Albania ad avviare i negoziati per l’ingresso nell’UE.

A renderlo noto è stato il quotidiano tedesco Deutsche Welle, ripreso da European Western Balkans, il quale ha altresì anticipato che la comunicazione ufficiale del governo di Berlino verrà rilasciata giovedì 26 settembre, dopo che il governo chiederà l’approvazione del Parlamento, il quale, secondo le previsioni, fornirà a sua volta il proprio parere positivo.

Al Parlamento sarà presentata la bozza della risoluzione approvata dai partiti della coalizione di governo, ovvero i Partiti dell’Unione Cristiano Democratica di Germania (CDU) e Unione cristiano-sociale in Baviena (CSU), alleati con il Partito socialdemocratico (SDP). Nello specifico, la risoluzione consente l’apertura dei negoziati per l’accesso della Macedonia del Nord e dell’Albania, ma, a differenza di Skopje, Tirana dovrà raggiungere diversi obiettivi prima di poter procedere con i negoziati.

Il primo vincolo posto dal governo tedesco riguarda l’istituzione della Corte Suprema e della Corte costituzionale. In secondo luogo, l’Albania dovrà approvare la riforma elettorale. La terza condizione fa invece riferimento al parere da parte della Corte costituzionale in merito alla legittimità delle elezioni del 30 giugno. L’Albania dovrà altresì indagare sui casi di voti di scambio e sui giudici e magistrati che non sono risultati positivi ai controlli. A Tirana spetterà inoltre il compito di istituire un Ufficio speciale per le indagini anticorruzione e di condannare gli ufficiali e i politici colpevoli di corruzione. Infine, l’Albania dovrà presentare risultati concreti in merito sia alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione, sia alle riforme in materia di pubblica amministrazione.

Tali condizioni sono ritenute dal governo tedesco in grado di porre fine alla “seria crisi politica in Albania”, ma “tutte le forze democratiche dovranno agire immediatamente per superare la crisi il prima possibile attraverso l’avvio di un confronto politico, altrimenti il percorso verso i negoziati di accesso all’UE saranno seriamente ostacolati”, hanno dichiarato i partiti di governo nella bozza di risoluzione.

In ogni caso, il parlamentare socialdemocratico Nezahat Baradari ha dichiarato che “il fatto che i partiti della coalizione di governo abbiano aperto le porte all’avvio dei negoziati per l’ingresso nell’UE della Macedonia del Nord e dell’Albania è un segnale importante per l’integrazione in Europa di tutta la regione”.

Anche il premier albanese, Edi Rama, ha commentato positivamente la decisione del governo tedesco, ringraziando a gran voce la cancelliera tedesca, Angela Merkel, “per l’incessante supporto all’Albania”.

L’ultima decisione in merito all’integrazione di Macedonia del Nord e Albania spetterà ai vertici dell’Unione, i quali si riuniranno tra il 17 e il 18 ottobre. Secondo quanto reso noto, i vertici di Bulgaria, Grecia, Romania e Croazia si sono già espressi a favore dell’avvio dei negoziati per i due Paesi balcanici nel corso del vertice tenuto in occasione della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, il ministro degli Affari Esteri della Macedonia del Nord, Nikola Dimitrov, ha dichiarato che il proprio Paese completerà l’iter burocratico per diventare un Paese della NATO entro aprile 2020. Tale scadenza, secondo quanto riportato dal European Western Balkans, è stata individuata in base alla programmazione delle misure tese a completare l’implementazione della procedura di accesso. Nel frattempo, i 7 Paesi che ancora non hanno ratificato il protocollo di adesione della Macedonia del Nord, avranno tempo per convalidarlo, ma “se un Paese non riesce e il processo termina il prossimo anno, allora sarà visto come un problema tecnico”, ha spiegato il ministro macedone.

L’ingresso dell’Albania e della Macedonia del Nord nell’Unione europea è, secondo quanto dichiarato lo scorso 243 settembre dall’Alto rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, “cruciale non solo per entrambi i Paesi, ma per l’intera regione e per l’UE stessa”. Tali dichiarazioni giungevano a seguito dell’incontro con i leader della regione dei Balcani occidentali che si è tenuto nella serata di 22 settembre a margine della 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Al vertice avevano partecipato il ministro degli Affari Esteri della Serbia, Ivica Dacic, e l’omologo della Bosnia ed Erzegovina, Igor Cnadak. Insieme a loro, anche il premier macedone, Zoran Zaev, e il Capo di Stato del Kosovo, Hashim Thaci. Tutti i leader presenti avevano ribadito il proprio supporto nei confronti dell’avvio dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea della Macedonia del Nord e dell’Albania.

Precedentemente, il 2 settembre, Mogherini aveva dichiarato che l’ingresso dei Paesi del Balcani nell’Unione “è necessario sia per Bruxelles sia per la regione”, dato che rappresenta la “riunificazione del continente europeo”. A tale riguardo, a pochi giorni di distanza dalle parole di Mogherini, la neoeletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva dichiarato, in occasione della presentazione della sua squadra, il 10 settembre, che una delle priorità della sua agenda sarà proprio l’avvio di buone relazioni e forti collaborazioni con i Paesi della regione balcanica. 

Al fine di raggiungere tale obiettivo, von der Leyen ha già nominato un nuovo Commissario per l’allargamento dell’Unione, László Trócsányi, già ministro della Giustizia del governo ungherese di Orban. Il ruolo di Trócsányi, secondo quanto dichiarato da Von der Leyen, sarà mirato a “mantenere una prospettiva credibile per i Paesi dei Balcani occidentali, che includa la velocizzazione delle riforme strutturali e istituzionali, con un forte accento sui principi dello stato di diritto, dello sviluppo economico e delle riforme della pubblica amministrazione”. Al centro delle attività di Trócsányi, vi sarà anche “il sostegno a ogni azione in materia di contrasto alla corruzione, allo sviluppo di buone relazioni tra Paesi vicini e soprattutto alla risoluzione delle dispute bilaterali”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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