Algeria: Said Bouteflika, fratello dell’ex presidente, condannato a 15 anni

Pubblicato il 25 settembre 2019 alle 11:21 in Africa Algeria

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Una Corte militare algerina ha condannato il fratello dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika e altri 3 membri del suo entourage a 15 anni di prigione per aver tramato contro lo Stato e aver minato l’autorità dell’esercito. Said Bouteflika e gli altri coimputati, ovvero 2 ex capi dell’intelligence e la presidente del Partito dei Lavoratori, Louisa Hanoune, hanno ricevuto la sentenza martedì 24 settembre, secondo quanto riferito da media statali. Il fratello dell’ex leader algerino è stato a lungo considerato il reale detentore del potere presidenziale, soprattutto dopo il grave crollo delle condizioni di salute di Abdelaziz, nel 2013. Said era stato arrestato a maggio, insieme ai 2 ex ufficiali dei servizi segreti, Mohamed Mediene e Bahir Tartag, e alla leader della sinistra algerina Hanoune, a seguito di un incontro in cui i 4 avrebbero discusso l’imposizione di uno stato di emergenza nel Paese e il licenziamento del capo dell’esercito Ahmed Gaid Salah. Tuttavia, secondo quanto argomentato dalla presidente del Partito dei Lavoratori, la riunione era stata programmata con il fine di risolvere lo stallo politico dell’Algeria.

I procuratori del Tribunale militare di Blida, a sud della capitale, Algeri, avevano chiesto la pena massima di 20 anni contro tutti gli imputati, ha affermato l’avvocato della difesa Miloud Ibrahimi. Le udienze sono state riservate ai soli avvocati e alle famiglie degli imputati, e anche i media sono stati tenuti fuori dall’aula.

Abdelaziz Bouteflika è stato estromesso dal potere il 2 aprile 2019 dopo circa 6 settimane di proteste. Da quel momento, l’assenza di un leader democraticamente eletto ha lasciato il Paese in un limbo costituzionale. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Le ultime manifestazioni, avvenute il 6 settembre, sono giunte dopo che l’esercito aveva chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali. Ciò è stato causa di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

Nei mesi passati, il governo ha condannato diverse figure del regime precedente accusandole di corruzione, ma, allo stesso tempo, ha iniziato a fare pressione sui manifestanti, arrestando anche esponenti dell’opposizione e tentando di ristabilire l’ordine con un utilizzo maggiore delle forze di sicurezza e degli agenti di polizia. Il generale Salah spinge da tempo per nuove elezioni, affermando che il voto immediato è l’unico modo per far uscire l’Algeria da questa situazione di stallo. Domenica 15 settembre, è arrivato dunque l’annuncio di nuove elezioni, indette per il 12 dicembre. Il capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, ha altresì affermato che le elezioni rappresenteranno un’opportunità unica e consentiranno di riguadagnare la fiducia del Paese, oltre a costituire una porta per il popolo algerino verso una nuova fase promettente, che sarà segnata da una nuova realtà in cui poter praticare la vera democrazia. Tale decisione, a detta di Bensalah, è il risultato di un dialogo che ha portato a un consenso sulle elezioni e a garanzie per assicurarne la credibilità. “Le condizioni ci impongono elezioni anticipate, l’unica soluzione democratica ed efficace che consentirà al nostro Paese di superare la situazione attuale” sono state le parole di Bensalah, secondo cui votare costituisce non solo una necessità ma anche un requisito fondamentale per intraprendere un percorso verso la ripresa politica ed istituzionale del Paese e far fronte alle principali sfide economiche, sociali e di sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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