Yemen: offensiva della coalizione, almeno 17 i civili morti

Pubblicato il 24 settembre 2019 alle 17:27 in Medio Oriente Yemen

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Il governatorato di Dali, situato nel Sud- Ovest dello Yemen, il 24 settembre, ha assistito a due attacchi aerei condotti dalla coalizione a guida saudita, attiva nel Paese per contrastare il gruppo di ribelli sciiti Houthi. Il bilancio, al momento, è di 17 morti civili, tra cui 7 bambini e 4 donne.

In particolare, è stata un’abitazione situata nel distretto di Qa’tabah ad essere stata colpita. Si tratta di un’area che, a detta di fonti locali, è sotto il controllo dei ribelli sciiti Houthi, i primi ad aver rivelato il bilancio delle vittime. Secondo quanto riferito da un funzionario locale, un’intera famiglia è stata uccisa mentre il resto dei morti è costituito da personale paramedico che si era recato sul luogo dopo il primo attacco per prestare soccorso. Da parte della coalizione, sino ad ora, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione ma questa ha più volte sottolineato, in precedenza, che si sarebbe impegnata per evitare vittime civili nel corso dei propri attacchi.

L’operazione del 24 settembre giunge il giorno successivo ad un’ulteriore offensiva da parte della coalizione a guida saudita, che ha preso di mira il governatorato yemenita di ‘Amran, nel Nord di Sana’a, causando la morte di 5 membri, civili, di una stessa famiglia.  In particolare, secondo quanto riferito da fonti Houthi, si è trattato di un attacco aereo condotto contro una moschea, dove la famiglia si era rifugiata con il crescere delle tensioni nell’area.

La coalizione ha intensificato i propri attacchi aerei nelle ultime 72 ore, in più di un governatorato, principalmente nelle province settentrionali di Saada, ‘Amran e Hajjah. Tale nuova offensiva giunge nonostante la disponibilità dei ribelli Houthi a frenare le proprie operazioni di aggressione. Il 20 settembre scorso, i ribelli Houthi hanno annunciato la propria intenzione di porre fine ad ogni forma di attacco contro i territori sauditi, preservando, però, il proprio diritto di risposta ad una mossa “unilaterale”. A tal proposito, il leader del gruppo sciita, Abdul-Malik al-Houthi, ha invitato la coalizione saudita- emiratina a trarre vantaggio da tale decisione ed iniziativa delle proprie forze, in cambio di un cessate il fuoco anche nei territori yemeniti.

Nella stessa giornata del 20 settembre, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Adel al-Jubeir, ha dichiarato che Riad monitorerà la serietà dei ribelli Houthi nell’attuare l’iniziativa di pace. Dal canto suo, il gruppo sciita ha messo in guardia l’Arabia Saudita ed i suoi alleati dal respingere la loro proposta, provocando un’escalation militare. A tal proposito, è stato affermato che ai continui bombardamenti di Riad contro lo Yemen potrebbero far seguito attacchi dei ribelli sciiti ancora più dolorosi, mortali, e dalle conseguenze peggiori rispetto ai precedenti.

L’inviato speciale del Segretario generale dell’Onu per lo Yemen, Martin Griffiths, ha accolto con favore l’iniziativa Houthi, sottolineando l’importanza di trarre vantaggio da questa opportunità per proseguire nel cammino verso una riduzione della violenza e di de-escalation militare. Per Griffiths, si è trattata di un’iniziativa proposta “in buona fede”, che potrebbe rappresentare un messaggio in cui si esprime la volontà, da parte Houthi, di porre fine alla guerra.

L’iniziativa di pace dei ribelli sciiti giunge dopo gli attacchi condotti, il 14 settembre scorso, contro strutture petrolifere della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita. Sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco. In particolare, vi sarebbero prove che attestano la provenienza dei droni da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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